DOMANDA
Salve. Sono un ragazzo di 22 anni in procinto di laurearsi. Il mio problema sta nelle relazioni che ho con le persone, solitamente non incluse nella sfera familiare. Mi spiego meglio: dopo aver preso confidenza con qualcuno, ad una minima “allusione offensiva” reagisco con una eccessiva sudorazione, nervosismo e un pò di panico, rimanendo, così, impalato. Questa situazione la avverto specialmente nei confronti di un mio collega, che, tempo fa, per integrarsi nel gruppetto di miei amici, ha usato, e usa tuttora, prendersi beffa di me facendo sorrisetti ogni volta che rispondo ad una domanda o espongo un’opinione e imitando la mia espressione assunta nel parlare, facendomi sembrare ridicolo. In lui ho constatato anche una certa abilità nell’estremizzare con altri, in privato, il mio “ridicolo” in ciò che viene detto da me. Io sono un tipo estremamente sensibile e forse a causa di ciò attualmente mi ritengo sopraffatto da questa persona. Al solo risponderla al tel o incontrarla mi fa sentire senza difese, con una sorta di paura di ricevere l’ennesima offesa, o, paura di “proporre” l’ennesima occasione per, poi, farmi prendere gioco di me. Insomma, da persone come questa e anche da alcune altre, anche se in misura minore, ritengo di essere disturbato nel mio normale modo di agire, evitandomi di farmi rispettare, magari trovando un modo per controbattere le insinuazioni offensive. Questa “paura di diventare vittima delle persone” mi sta sempre più influenzando. Cosa potrei fare?
RISPOSTA
Carissimo, le battaglie che stai affrontando sono almeno due. La prima è con (contro?) te stesso. L’altra riguarda gli altri in generale e nello specifico la persona che così tanto ti assilla.
Sono lotte emotive. In ogni caso si tratta di accogliere le emozioni, viverle fino in fondo, farle proprie e infine modificarle.
Non è quindi un lavorio sui fatti, gli eventi o le caratteristiche tue o degli altri. E’ piuttosto un concedersi al proprio vissuto emotivo per lasciarsi trasformare e diventare più padroni di sé e capaci di gestire l’emotività.
Se puoi, soffermati il meno possibile sui fatti e stai su ciò che provi.
Inizierei dal primo dei due ‘conflitti’ quello che ha a che vedere con le tue emozioni. Cosa provi verso te stesso ? Pensaci bene. Non devi riflettere su ciò che ritieni ‘giusto’ sentire, ma su quanto davvero abita in te.. Ci saranno di sicuro emozioni più preoccupanti (disappunto, incertezza, paura.. a cui puoi anche dare un nome, ma la cosa non è necessaria) distinte da altre molto più serene (felicità, gioia, soddisfazione, gratitudine..). Accoglile tutte e dai loro il benvenuto. Le emozioni ti dicono chi sei e ti fanno capire ciò che davvero è importante per te. Talvolta ti evidenziano dei pericoli, delle perdite, delle difficoltà: ascoltale !
Non puoi soffocare il tuo vissuto emotivo. Anche provandoci non ci riusciresti. Stai con te e accettati. Questo percorso che è ricorsivo e va fatto ‘sempre’ ti renderà forte e capace di accettare, accogliere, comprendere anche
a) il modo in cui ti relazioni
b) gli altri
attraverso le emozioni che provi nei contesti sociali e verso ben determinate persone.
Evita, se puoi giudizi, categorie a priori, distorsioni.. Stai su ciò che senti.
Questa persona ti fa arrabbiare ? Senti ed esprimi la tua rabbia. Puoi scriverla in un diario, puoi agirla sfogandoti con un vecchio cuscino o attraverso l’esercizio fisico. Non dire a te stesso che ‘va bene così’ o che ‘ti meriti così’ perché il tuo comportamento lo suggerisce.. Queste spesso sono solo forme di vittimismo che non aiutano a crescere.. Non fanno bene a te, né sollecitano negli altri un comportamento più rispettoso..
Siediti allora e rifletti.
Puoi cambiare i fatti ? .. Il massimo che ti puoi concedere è di modificare il modo di vederli o di ricordarli meno o peggio..
Puoi cambiare gli altri, le loro emozioni, i comportamenti ? … è già una gran fatica cambiare se stessi.. Starei anche qui su un assai blando ‘no’
.
C’è qualcosa che puoi cambiare !!!. Te stesso attraverso l’ascolto e l’accoglienza delle tue emozioni.
Parli delle difficoltà come ‘debolezze’… Ne sei certo ? A renderci deboli è ciò che non conosciamo o che ci prende alla sprovvista..
Ciò che invece accogliamo e facciamo nostro, anche se sgradevole, come lo sono le emozioni che provi, non ci rende deboli, anzi ci offre l’occasione per combattere e vincere.
Ricordati che le battaglie perse sono quelle mai combattute.. In tutte le altre sei e rimani comunque una creatura che ha avuto la forza, il coraggio e la voglia di mettersi in gioco, di affrontare questa appagante fatica di accogliere le personali emozioni.
Forza allora ! Buona lotta.. Buone lotte .. E vedrai che risulterai un vincente nella misura in cui ti accetterai, ti amerai, ti saprai rispettare.. e allora l’eventuale rispetto che gli altri ti rivolgeranno sarà solo un qualcosa in più che si aggiunge alla capacità che tu avrai sviluppato di accogliere te stesso, con fatica magari, ma con gioia.