DOMANDA
Buongiorno.. Mia mamma (56 anni) già anni fa ha sofferto di una forte depressione della quale, ultimamente, sembrava non avere più sintomi se non qualche attacco di ansia/panico molto sporadici. Ora, dopo un lungo ricovero in ospedale dovuto ad un’infezione alla colonna cervicale che ha costretto i medici a cambire la cura antidepressiva abituale, la malattia è ricomparsa in maniera notevole (ansia, irrequietudine, poco appetito, disinteresse, fastidio della gente).
La terapia precedente consisteva in 1 compressa di Trittico da 150 mg e 1 compressa di Paroxetida da 20 mg al giorno. Inoltre, in caso di attacchi forti d’ansia/panico 1 compressa da 0,5 mg di Xanax.
Ora la terapia consiste in 1 compressa di Cymbalta da 60 mg, 5+5+20 gocce di Rivotril 2,5 mg alle ore 8-12-22 e 2+2+2 gocce di Serenase 10 mg alle ore 8-14-20.
La precedente terapia è stata variata perchè ritenuta aggressiva nei confronti degli antibiotici somministrati (augmentin e tavanic) e perchè, dal momento che l’infezione premeva sul midollo spinale e i movimenti degli arti inferiori erano notevolmente compromessi, si riteneva possibile non riuscire a capire eventuali miglioramenti in quanto gli antidepressivi avrebbero potuto intontirla e provocare la stessa difficoltà motoria. In casa, nell’attesa di un consulto con il suo psichiatra, continuiamo a somministrarle la terapia prescrittale in ospedale ma le cose sembrano non migliorare! Volevo sapere, se possibile, come sarebbe meglio comportarsi.. Grazie
RISPOSTA
troppo scarse informazioni per esprimere un parere considerata la componente neurologica trattata…certamente devono lavorare in modo sinergico neurologo e psichiatra….