DOMANDA
salve, mi chiamo Tamara.Le scrivo per mettere a tacere una voce dentro di me che mi ripete che forse per mio padre non è stato fatto abbastanza. Il 18 gennaio mio padre ha un infarto, a cui,9 giorni dopo, succede una trombosi. A questo punto è necessario il trapianto. Fortuna, ma a questo punto sfortuna, arriva in tempi brevissimi, e riesce perfettamente. Il donatore,ci verrà detto, ha una piccola infezione,facilmente curabile con una cura antibiotica.Passano circa 15-17 giorni, tutto sembrava andare bene, quando mio padre lamenta dolori allo stomaco. E si scopre una pancreatite acuta. Ora, quello che vorrei sapere io è: sono stati i farmaci anti-rigetto a provocare la pancreatite,o è stata l’infezione del donatore? E la pancreatite, se presa in tempo, poteva essere sconfitta? E ancora, dopo una crisi con febbre alta, mio padre è stato indotto in coma farmacologico per circa 12 giorni, poi il coma vero e proprio e infine la morte: è stata una giusta procedura? E cosa ha provocato il coma? GRAZIE!
RISPOSTA
gentile Tamara,
purtroppo il trapianto ha una mortalità immediata intorno al 10 %.
questa dipende da molte cose. non mi sento senza avere la documentazione di esprimerle un’opinione.
non penso che la pancreatite sia stata indotta dai farmaci antirigetto o dall’infezione del donatore, sulla causa della stessa le ripeto non posso avere alcuna opinione.
mi spiace di non poterle essere più utile ma penso che per suo padre sia stato fatto tutto il possibile conoscendo la qualità dei centri trapianto italiani
ettore vitali