frazione di eiezione in diminuzione

    DOMANDA

    Gentile dottore
    le scrivo per mio papà 70 anni.
    Vent’anni fa a seguito di un infarto fu portato al pronto soccorso in ospedale dove scoprimmo che quello era l’ultimo, il più grave, di una serie di infarti pregressi silenti. Superata la fase acuta fu necessario l’impianto di quattro by-pass per i quali furono utilizzate vena mammaria e safena.
    Controllato in questi anni mio papà è stato bene. A marzo dopo la morte di mia mamma ( per melanoma metastatico)mio padre accusava stanchezza che noi avevamo attribuito al periodo passato. Al controllo di routine però l’eco ha mostrato una diminuzione della frazione di eiezione del cuore e confrontando le ultime eco fatte ci siamo resi conto che in due anni questa frazione è passata dal 40% di due anni fa al 35% dell’anno scorso fino al 30% nell’ultima eco.
    La proposta del cardiologo è di effettuare una coronarografia per vedere se i by pass stanno funzionando ed eventualmente effettuare un’angioplastica.
    Le mie domande sono le seguenti:
    1) Se la stenosi fosse così lunga da non poter effettuare un’angioplastica mio papà potrebbe effettuare un nuovo intervento di by pass? utilizzando quali vene?
    2) se la diminuzione della frazione di eiezione fosse dovuta ad un naturale degrado del cuore visti i pregressi infarti, quali opzioni avremmo?
    può immaginare il mio stato d’animo..ho bisogno di capire
    grazie di cuore
    Giulia

    RISPOSTA

    Gentile sig. Giulia,
    Devo innanzitutto dire che il risultato ottenuto da suo padre è stato un successo avendo egli conservato per oltre venti anni, dopo infarti e intervento, una soddisfacente una qualità di vita .
    L’attuale progressivo deterioramento può essere ascritto a varie cause quali il danno cronico legato ai precedenti episodi infartuali;
    la naturale progressione della malattia aterosclerotica coronarica che sicuramente avrà coinvolto anche i by-pass
    che potrebbero essere occlusi o stenotici.
    La coronarografia è indispensabile per poter definire lo stato attuale della patologia e se necessario e possibile, la contemporanea esecuzione di una procedura di angioplastica.
    Sicuramente il suo cardiologo troverà le adeguate soluzioni alternative nel caso in cui la questa opzione non fosse praticabile.
    Un eventuale nuovo intervento di by pass resta oggi una possibilità da perseguire solo in assenza di altre alternative, e sempre dopo aver valutato la situazione anatomica delle arterie coronariche e la possibilità di recupero contrattile delle aree di miocardio malato.
    Spesso una buona terapia medica e i supporti tecnologici oggi disponibili per il controllo delle complicanze della malattia ischemica permettono ai pazienti un soddisfacente qualità e aspettativa di vita.