Ci sono speranze per una cura del morbo di Alzheimer?

    DOMANDA

    Buongiorno Professore,
    ci sono speranze per curare il morbo di Alzheimer per il futuro?
    Grazie.

    RISPOSTA

    Domanda secca che imporrebbe una risposta lunghissima. Cerchiamo di sottolineare i punti salienti della terapia attuale dell’Alzheimer e della ricerca clinica e preclinica.

    I farmaci attualmente a disposizione per l’Alzheimer hanno solo un effetto sintomatico, migliorano cioè i disturbi della memoria e altri deficit cognitivi propri della malattia, con un miglioramento anche delle attività di vita quotidiana del paziente. Tuttavia, non tutti i pazienti rispondono in maniera soddisfacente e, ancor più, questi farmaci non alterano il decorso e la progressione della malattia.

    La ricerca degli ultimi due decenni ci ha fatto conoscere con un certo dettaglio i processi cerebrali che vengono alterati nel corso dell’Alzheimer e che, a un certo punto, producono i sintomi tipici della malattia. Questi processi (ad esempio la deposizione della proteina amiloide, oppure le alterazioni della proteina tau, oppure ancora i processi infiammatori che possono danneggiare le cellule neuronali) rappresentano target potenziali per lo sviluppo di nuovi farmaci volti a rallentare significativamente la progressione della malattia. Ci sono diversi trial clinici in corso. Tra questi, offrono buone speranze i cosiddetti “vaccini”, cioè farmaci che vanno ad aggredire la deposizione di amiloide con meccanismi immunologici-anticorpali. Le prospettive sembrano buone, ma rimane sempre sullo sfondo il pericolo di seri effetti collaterali, tali addirittura da compromettere la vita del paziente.

    Vi è anche un altro importante settore della ricerca, legato alla ricerca di “biomarcatori” che ci consentano di fare una diagnosi molto precoce della malattia, addirittura nella fase pre-clinica. Sappiamo infatti che i sintomi diventano clinicamente evidenti dopo molti anni in cui progrediscono quei processi patologici cui abbiamo sopra accennato. La diagnosi interviene quindi sempre molto in avanti nella progressione della malattia. E’ logico immaginare che, a questo punto, sia anche difficile influenzarne il decorso. Bisogna intervenire molto, molto tempo prima.

    In sintesi, direi che le possibilità di successo per combattere efficacemente l’Alzheimer sono legate anzitutto alla capacità di una diagnosi veramente precoce-preclinica. E’ possibile anche che le nuove strategie terapeutiche che ora sono allo studio non siano, ciascuna, da sola, in grado di fermare la progressione dell’Alzheimer. Più ragionevole, io credo, sarà l’impiego di più farmaci che aggrediscono i più importanti processi patologici dell’Alzheimer, come già avvenuto in altre patologie, come, ad esempio, tumori o AIDS.