DOMANDA
Gentile Dott. Mian,
ho 33 anni e ho sempre avuto problemi con il cibo, adolescenza sovrappeso-obesità. 2007, inizio dieta prima autogestita e poi seguita da dietologa. Ma non seguo prescrizioni e inizio a mangiare sempre meno, calo vertiginoso. Periodo molto felice, stò bene fisicamente, ma inizia sempre più battaglia con ago bilancia. 2007 primi attacchi abbuffate e vomito autoindotto. Dietologa mi consiglia di farmi seguire, ma voglio uscirne da sola. Continuo per mesi con false promesse soprattutto a me stessa. Accetto di farmi seguire da centro specializzato in DCA, diagnosi bulimia nervosa (2008). Crisi bulimiche discontinue,spesso dopo incontri con terapeuta. Problemi di lavoro e di famiglia (all’oscuro di tutto)mi costringono a lasciare la terapia. Una sera arrivo a vomitare sangue,mi spavento e smetto. 2009-2011 episodi di vomito indotto sporadici (in concomitanza solo di feste. MA attacchi bulimici senza compensazion. Ingrasso e riprendo quasi tutto peso perso in precedenza.Stò male mi odio, nuovamente grassa MA non faccio nulla continuo a mangiare senza controllo. Fine 2011 STOP torno da dietologa. Ma ben presto inizia nuovamente malsana gara con ago bilancia ed ecco che la vecchia malattia rispunta. Non voglio,ma senza accorgermene mi trovo davanti al water a vomitare. Voglio uscirne,DA SOLA ed una volta x tutte!!Per favore cosa mi consiglia?Ci sono testi e manuali? Non posso permettermi terapia privata e centro ha chiuso.La ringrazio
RISPOSTA
il suo racconto, purtroppo comune nella pratica clinica, racconta di un fenomeno che si chiama “transdiagnosi” per cui lei sembra passare da sintomi e comportamenti tipici della bulimia per poi passare all’anoressia nervosa (il periodo che lei chiama “felice”) per poi rientrare nuovamente nella bulimia con compenso (il vomito autoindotto) e poi nel binge eating e/o nella bulimia senza compenso.
Da quanto mi riferisce, poi, tranne un centro per i DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare), lei sembra aver preso come punto di riferimento i colleghi dietologi.
Un disturbo alimentare è una psicopatologia, un disturbo psicologico che non puo’ essere curato con cio’ che l’ha causato inizialmente: mi riferisco all’uso che lei sembra fare della dieta.
Poco mi dice riguardo ciò che le sta intorno che non è solo il cibo ed il corpo, ma anche la famiglia e gli amici.
Lei sembra intendere una dieta come “mangiare o non mangiare”, il corpo come “magro o grasso” con sentimenti molto forti (riferisce di odio) verso il corpo, e quindi, in ultima analisi, verso se stessa.
Questo tipo di pensiero è comune in chi soffre di un disturbo alimentare e mantiene lo stato delle cose, ma può essere modificato e reso più sano e funzionale.
Ma è utile che lei si faccia aiutare.
Uscirne da sola in questa fase, penso lo sappia anche in cuor suo che non è possibile.
Sicuramente non dopo la storia di peso e lotta con il cibo che l’ha accompagnata negli ultimi cinque anni.
Alimentarsi senza controllo, oppure operare un controllo maniacale sono solo la punta dell’iceberg del disagio che va indagato necessariamente insieme ad uno psicologo.
Ne parli con la sua famiglia o con i membri/amici con cui sente di potersi aprire maggiormente in questo momento.
Non è sola anche se in questo momento le sembra sia cosi’.
Si voglia bene e si affidi con fiducia ad una equipe multidisciplinare, che comprenda cioe’ lo psicologo, lo psichiatra e la dietista e condividano il modello cognitivo-comportamentale in un centro pubblico.
Ve ne sono in ogni citta’ d’Italia e sicuramente anche nella sua.
Se non ne trova gliene indicherò uno di mia fiducia e che possa esserle d’aiuto con convenzione del Servizio Sanitario Nazionale.
Non è tardi per ricominciare a vivere, non è assolutamente tardi per fare il primo passo verso il cambiamento.
E’ normale avere paura, ma se mi ha scritto significa che desidera uscirne.
Le auguro ogni bene e rimango eventualmente in ascolto.
Emanuel Mian