DOMANDA
Buongiorno, un anno fa a seguito di un rapporto ho avuto sintomi di uretrite insieme a congiuntivite, lievi eruzioni cutanee con bruciore, disturbi intestinali, febbricola. Questi sintomi sono scomparsi da soli dopo un mese ma è iniziato un dolore persistente a livello lombosacrale con continua rigidità del rachide, persistente anche a riposo, e aggravato dallo stare in piedi fermo. Nel corso dei mesi il dolore è diminuito ma la rigidità lombare è rimasta, con inoltre debolezza alla gamba e piede sinistro (caviglia/tallone). Ho provato i fans Orudis e Algyx, poi Flexiban per 2 mesi tutti senza beneficio. Tutti gli esami per ricerca di batteri/virus (compresa clamidia) sono negativi, anche VES e PCR. Hlab27 negativo. Ho fatto nei giorni scorsi la RMN lombosacrale e bacino:
Iniziale inversione della fisiologica lordosi lomabre.
Alterazioni degenerative spondilosiche di grado moderato.
Modesta protrusione ad ampio raggio in L3-L4 ed in L4-L5.
Regolare il calibro del canale spinale.
Nella norma per segnale e morfologia il cono midollare e la cauda.
Nei limiti per morfologia, comportamento del segnale e rapporti articolari i capi delle articolazioni sacroiliache; non sono evidenti falde liquide intrarticolari.
Presenti alcune cisti radicolari in sede sacrale, la maggiore di 18mm. Presenza di sottile film liquido nello scavo pelvico.
Ho sentito 3 reumatologi, ma nessuno ha voluto farmi diagnosi di Reiter/spondilite/entesite. Cosa potrebbe essere successo? Grazie
RISPOSTA
come quarto specialista consultato (solo via mail) mi trovo chiaramente svantaggiato rispetto ai colleghi. Il punto è chiarire se c’è stata solo una concomitanza temporale o se vi è un rapporto causa/effetto tra infezione e lombalgia. A questo punto mancano però molti dati per dirimere la questione: età, professione, eventuale sierologia infiammatoria attuale (ves, pcr, ecc), eventi reumatici o infettivi pregressi, possibile psoriasi, enteriti ricorrenti, ecc)
In realtà potrebbe valer la pena per ora iniziare a curare la lombalgia come tale e solo in caso di persistenza dei disturbi approfondire le ricerche ed eventualmente modificare le cure.
Mario Carrabba