DOMANDA
BuongiornoMia mamma marzo 2008 operata di adenocarcinoma al sigma con fibrosi uterina. Tratto di grosso intestino della lunghezza di cm 25 che dall’apertura presenta neoplasia ulcero-vegetante, stenosante il lume, di cm 5×3, distante dal margine chirurgico più vicino cm 7 e dal controlaterale cm 14.La neoplasia infiltra la parete intestinale a tutto spessore sino al tessuto fibroadiposo sottosieroso.Prelievi eseguiti A-D) neoplasia; E) margine chirurgico più vicino; F) margine chirurgico controlaterale; G-K) linfonodi pericolici; L) linfonodo del peduncolo vascolare; (dodici inclusioni).All’esame istologico si osserva adenocarcinoma moderatamente differenziato, ulcerato, infiltrante la parete intestinale a tutto spessore sino al tessuto fibroadipososottosieroso.La neoplasia mostra moderato indice mitotico, scarsa delimitazione linfomonocitaria e marcata reazione desmoplastica.Margini di resenzione chirurgica colici e dodici linfonodi pericolici indenni da infiltrazione neoplastica.Restante parete intestinale con aspetti di melanosi.Colon sinistro (resezione segmentaria): adenocarcionoma (G2 sec OMS, Stadio IV sec Jass, Stadio B2 sec Astler-Coller, pT3 L0 V0 N0 sec TNM).Ha fatto 12 cicli di chemioterapia” Protocollo de Gramont” fino ottobre 2008.E’ sempre stata bene ma nel controllo effettuato nel dicembre 2010 CEA a 5 e dalla tac gli è stata riscontrata la metastasi epatica, confermata poi dalla PET che diceva: grossolana focalità in cupola epatica a livello del VII segmento
RISPOSTA
Gentile lettrice,
la comparsa di metastasi in organi distanti da quello di origine della malattia, come il fegato, è una possibile evoluzione dei tumori del colon retto. I controlli che vengono eseguiti dopo il trattamento chirurgico e chemioterapico hanno proprio lo scopo di identificare le eventuali localizzazioni di malattia. Nel caso della mamma abbiamo una metastasi epatica unica, che, se le condizioni generali della paziente lo consentono, potrebbe essere trattata con un intervento chirurgico