analisi farmacoresistenza

    DOMANDA

    Salve Dottore,

    mi hanno parlato di alcuni studi clinici che hanno lo scopo di capire i meccanismi (anche genetici) che portano a sviluppare la farmacoresistenza. A quanto mi dicono il paziente viene “monitorizzato” con una lunga serie di analisi per capire se ci puo’ essere una terapia quale ,come somministrarla,a che ore in che dosi a seconda delle necessità del paziente stesso.

    potrebbe darmi qualche lucidazione al riguardo.
    il mio neurologo non me ne ha mai parlato.
    Vorrei avere informazioni al riguardo.

    RISPOSTA

    Per quanto ne so chi l’ha informata ha fatto un po’ di confusione. Esiste si uno studio genetico nell’ambito più ampio del progetto Eucare, che mira allo studio del gene MDR (multiple drugs resistance) che sembra espresso cioè attivo sulla barriera emato-encefalica ( una specie di Vallo di Adriano tra l’organismo e tutto il resto del corpo che serve da “filtro” per le molecole in ingresso) solo in alcune persone con epilessia ed in tal modo farmacoresistenti,, in altre no. Si sta insomma cercando di capire con quale meccanismo il cervello consenta o meno il passaggio dei farmaci.
    Per il resto non esiste nessun monitoraggio particolare se non il lavoro quotidiano fianco a fianco per scegliere, adeguare e correggere la dose di ogni singolo farmaco usato: e questo è sempre e solo un lavoro “artigiano” fatto di sbagli, ricadute, correzioni, imparando a conoscere le risposte della singola persona. In certi casi l’unica cosa che può essere utile è una curva ematica (prelievi a tempi determinanti) del singolo farmaco per valutare se in quella singola persona i valori ( o farmacocinetica) della molecola in studio hanno il comportamento prevedibile dagli studi condotti in fase precommercializzazione o presentino delle peculiarità. Ma i casi che rendono necessario questo complesso meccanismo sono con i nuovi farmaci, sempre più rari.