DOMANDA
Gentilissima dott.ssa Vender,
sono un ragazzo di 30 anni e nel mese di febbraio ho accusato dei forti dolori addominali che si acutizzavano dopo avere mangiato accompagnati da febbre serale, sono stato ricoverato e dalla tac mi è stata diagnosticata una trombosi spleno-porto-mesenterica e la milza ingrossata.
Nonostante i numerosi accertamenti (biopsia assea-esami genetici) non sono riusciti a stabilirne la causa. Attualmente seguo una terapia a base di seleparina 0,6 due volte al dì in attesa di una cura definitiva.
Da ulteriori controlli la milza risulta essere ancora ingrossata e le piastrine sono scese a circa 70 mila.
A distanza di circa due mesi riesco a mangiare ma continuo ad avere fastidi, vorrei sapere se ci sono stati casi simili, se hanno risolto il problema e in quanto tempo, se esiste una cura specifica e se l’abbassamento delle piastrine e l’ingrossamento della milza possano essere causati dal trombo. Trovandomi in Sicilia e volendomi spostare al nord per ulteriori visite posso viaggiare in aereo?
Può inoltre indicarmi un centro specializzato in trombosi portale, dove abbiano già curato casi simili?
Grazie anticipatamente.
Cordiali saluti
Oscar
RISPOSTA
La trombosi della vena splenica, della vena porta, del distretto mesenterico fa parte delle cosiddette trombosi rare; si accompagna a calo del numero delle piastrine perché nella milza si verifica un ristagno di sangue dovuto all’ostruzione che la trombosi provoca nel sistema venoso, costringendo il sangue a “soggiornare” più a lungo nella milza, organo deputato a distruggere le piastrine vecchie che quindi ne “approfitta” e ne distrugge un numero maggiore del previsto.
Se è stata esclusa la mutazione del JAK2, se è stato escluso un assetto trombofilico, se è stata esclusa una malformazione del sistema idraulico venoso, se non ha una malattia infiammatoria cronica intestinale (colite ulcerosa, morbo di crohn, sdr da colon irritabile) o una epatite, darei la priorità a curare adeguatamente la trombosi (almeno un anno di cura con anticoagulanti dicumarolici: in attesa di iniziare chieda al suo medico di prescriverle il dosaggio terapeutico (sempre nadroparina calcica ma una sola iniezione al giorno che contiene il doppio della concentrazione del farmaco: si chiama seledie) . l’obiettivo della cura è che si sciolga completamente il trombo. Controlli spesso le piastrine comunque, almeno una volta ogni tre settimane