DOMANDA
Ancora un altra delucidazione dottore,
la ringrazio anticipatamente per la sua cortesia e disponibilità!
Dopo il fallimento di 3 farmaci antiepilettici, possiamo già parlare di farmacoresistenza? E perche?
Non puo esistere speranza che la situazione cambi?
Nel caso che un farmaco copra le crisi ad un certo dosaggio ed in un secondo momento (a distanza di 1 mese ad es.) invece ci sia un ritorno delle crisi,si puo sperare che aumentando il dosaggio si riesca ad avere una situazione stabile?? merita cmq provare?!? in questo caso ci sono degli accorgimenti in piu che merita tenere di conto?
Cordiali Saluti.
RISPOSTA
Una cosa per volta.
1) secondo la definizione del Prof Perucca (un farmacologo italiano di fama mondiale) si parla in effetti di farmacoresistenza dopo il fallimento del III farmaco, se usato alle massime dosi consigliate o tollerate.
Al momento si sta pero’, dopo molti anni in cui ci si rivolgeva prevalentemente alla monoterapia come gold standard del trattamento dell’epilessia, tornado alla possibilità di associare 2 farmaci fin dall’inizio, magari a dosaggio più basso per sfruttarne il vicendevole potenziamento.
2) La speranza che il quadro cambi esiste sempre, anche e sopratutto nell’età evolutiva quando la struttura anatomica del cervello cambia in continuazione. Ma anche nelgi altri periodi della vita esistono sicuramente dei periodi che, a volte presuntuosamente, riferiamo alla terapia prescritta quando magari si tratta di un periodo di remissione spontanea (esistono a tutte le età, salvo nelle encefalopatie epilettogene gravi). Comunque la nostra “cartuccera” si arma sempre di più : sono in uscita (non so esattamente quanto dureranno le pratiche ministeriali) altri 2 nuovi farmaci sulla carta potenti e almeno altri 6 sono in avanzato stato di studio; altri ancora in studio (molti, ma sappiamo che se ne perdono sempre molti per strada perchè non reggono alle verifiche sperimentali ). Notizia degli ultimi giorni l’individuazione da parte di un gruppo italiano del san raffaele della molecola HMGB1 che è implicata nella genesi della scarica epilettica: sicuramente sarà un bersaglio appetitoso per i farmacologi.