DOMANDA
Gentile Dott. Mian,ho 37 anni,amo il mio compagno,ho un bellissimo bimbo di 6 anni.Negli ultimi anni,da quando è nato mio figlio,da quando sono venute alla luce certe verità su ciò che ingeriamo,da quando si parla di crisi,vivo in costante angoscia.Temo ciò che mangio e faccio mangiare a mio figlio;il futuro mi sembra estremamente precario,quasi come se la mia vita stesse per finire;non sono più in grado di fare progetti perchè mi sembrano inutili;vivo con la morte sempre accanto;da qusi 2 anni,poi,tentiamo di avere un altro bimbo e pare che dobbiamo ricorrere ad una fivet,Non trovo più la motivazione per andare avanti in questo progetto.Vorrei vincere contro me stessa e riuscire a vivere godendo di ciò che ho,senza il peso di queste angosce.Quest’estate ho fatto qualche colloquio con uno psicoterapeuta comoprtamentale che mi ha fatto stare meglio,ma le mie finanze non mi hanno permesso di continuare.Non c’è in realtà niente di negativo nella mia vita a parte la paura del futuro,delle malattie,della morte,della perdita.Onestamente?Non ce la faccio più!
RISPOSTA
nella sua domanda in realtà non c’è una espressa richiesta, quanto un bisogno di rassicurazioni riguardo il futuro e uno sfogo, che comunque accolgo.
Il consiglio è di provare “cambiando occhiali”, cioè visione di ciò che la circonda.
Il Mondo non è, per forza di cose, sempre minaccioso, infido e malvagio, mi creda.
Le propongo di rileggere la sua lettera nei momenti in cui è meno triste ed angosciata.
Le sue parole le sembreranno troppo catastrofiche.
Questo modo di pensare non le permette di agire e cambiare.
E’ normale sentirsi come lei mi riferisce in alcuni momenti della propria vita, ma è sicura che questo sia l’unico modo di pensare alla propria vita?
Cosa penserebbero 100 persone che si trovano nella sua stessa condizione, secondo lei?
Rilevo alcune contraddizioni che mi portano a pensare ci sia confusione sugli obiettivi suoi e della vostra coppia.
Vivere con angoscia il cibo, con preoccupazioni sulla morte e le malattie e soprattutto la gravidanza che purtroppo sembra essere difficoltosa, le fa perdere di vista una cosa più importante del futuro.
Il presente.
Lei, la sua famiglia, ma soprattutto il bambino che già c’è.
Inizi cambiando.
Non si aspetti qualcosa di esterno, come ad esempio la nascita di un bambino.
Risolva prima il suo problema, anche valutando come mai sono circa due anni che lamenta questo disagio.
Per fare questo, le consiglio di cercare un collega, magari al consultorio della sua città o nei centri di sostegno alla famiglia o alla donna.
Questo, in quanto lo spazio su OkSalute ha finalità di consulto e non può sostituirsi ad una diagnosi o ad una “terapia online”.
Buona vita
Emanuel Mian