DOMANDA
Salve..sono una ragazza di 17 anni. Circa 4 mesi fa a mio padre, di anni 50, è stato diagnosticato un neoplasia gliale di alto grado ed ha subito un intervento chirurgico con asportazione della lesione espansiva. Dopo l’intervento è stata riscontrata una emiplegia flaccida ed emiparesi dell’emisfero non dominante. Ha iniziato il trattamento con Temozolomide ed è stata effettuata una consulenza per l’accettazione al trattamento radioterapico, da associare al trattamento chemioterapico come da consulenza oncologica. La situazione sembrava migliorare, fino a quando è stato nuovamente ricoverato per recidiva di glioblastoma e formazione di edema cerebrale. i medici l’hanno rimandato a casa, poichè hanno concluso che un ulteriore intervento e il trattamento chemioterapico sarebbero inutili..Ora è allettato, ha perso la parola e la vista, non deglutisce (si nutre con sacche alimentari endovena).. Vorrei tanto sapere se è davvero così,che non c’è speranza,se c’è qualcosa che possiamo ancora fare… La prego di rispondermi al più presto, cordiali saluti.
RISPOSTA
Purtroppo non c’è nulla da fare e l’atteggiamento dei suoi medici neurochirurghi, anche se da lontano, mi appare pienamente giustificato. In quanto è inutile rincorrere le recidive, una volta che queste già si manifestano. La situazione è destinata a peggiorare e ulteriori interventi sarebbero più dannosi che utili. Nel suo caso occorre continuare con il cortisone (immagino desametazone – Decadron-) sinchè i periodi di assopimento del paziente siano sempre più lunghi. A questo punto togliete anche il cortisone e lasciate che se ne vada senza soffrire, da uno stato di torpore al sonno e poi da questo al coma ed alla morte. Purtroppo questa è una malattia che non lascia speranze e peraltro, se qualcuno vi promette l’impossibile o la terapia miracolosa che viene dalla svizzera o dalla cina, non credetegli. Il mondo è pieno di ciarlatani che sfruttano il dolore altrui per i loro fini personali. Mi spiace ma vi assicuro nulla potete più fare per questo paziente se non accompagnarlo alla morrte.