DOMANDA
Gentilissima dott.ssa Vinciguerra,
sono una ragazza di 23 anni a cui è stata diagnosticata una depressione e attacchi di panico circa un anno fa.
Tre anni fa ho perso un familiare che mi era carissimo per un cancro. Da quel momento in poi, per me è stato un susseguirsi di emozioni, dai sensi di colpa, alla rabbia, ad una paura per la mia salute, che poi è diventata paura per la salute di tutti i miei affetti. Tutte queste emozioni mi hanno portata ad allontanarmi dai miei sogni e dall’università. Un anno fa la situazione era diventata per me insostenibile (dovuto anche ai problemi di salute reali di una persona cara, che per fortuna si sono risolti). Così, dicevo, sono stata dalla mia dottoressa di base, che mi ha ascoltato e ha concluso che avevo una depressione, dovuta al fatto che non avevo superato appieno la morte di questa persona, e, secondo lei, temevo di dover riaffrontare tutto il dolore da capo con un’altra persona o con me per prima. Ho iniziato una terapia farmacologica, che sto ora concludendo, che ha dato si dei riscontri, ma… ecco, pensavo di tornare “quella-di-prima”,e non mi sento così.
Mi domando, quindi, se la diagnosi sia giusta, o non sia stata… come dire…frettolosa.
Lei cosa ne pensa?
La mia ansia per la mia e altrui salute è solo un “riflesso” del mio trascorso?
E, se è corretto, si può guarire? o devo solo imparare a conviverci?
RISPOSTA
Il problema non è la diagnosi ma la terapia. Quando si risponde ad un evento doloroso della vita con ansia e depressione per un periodo così lungo ci troviamo di fronte ad una situazione psicologica che va curata prima di tutto con psicoterapia. Nel caso specifico trovandoci alla presenza di un trauma generante la crisi sarebbe opportuno che lo psicoterapeuta sia anche abilitato all’uso di E.M.D.R.
Si guarisce sicuramente percorrendo le strade giuste