DOMANDA
Egregio Professore,
dopo un mese di febbre che andava dal 37,5 al 38,8, numerosi esami tra cui malattie infettive varie, tutte negative, finalmente dopo un esame rx mi è stata diagnostica una polmonite bilaterale (il lato sx è il più danneggiato). Dopo 8 giorni di Giasion 400mg per 2 volte al dì, la pneumologa ha associato claritromicina per 10 gg, di cui 5 gg in contemporanea con il giasion (sono al quarto giorno di claritromicina, quindi undicesimo giorno di cura, ne mancherebbero 6), ma permane febbre 37.5, dolore al torace e alla scapola sx, quasi come un dolore cardiaco. Inoltre ho poca tosse (secca), ma dal naso, solo dal naso, emetto muco misto a sangue, fresco o raggrumato. Premetto che gli esami sull’espettorato per microbatteri per ricerca di tbc ripetuti per 3 gg hanno dato esito negatiVO. Una radiografia eseguita dopo i primi 8 gg di cura non ha evidenziato miglioramenti.
La mia domanda è: è davvero polmonite? Visti i forti dolori alla parte sx, dovrei fare altri esami oltre il semplice rx del torace? E’ giusto non usare il cortisone, che, invece, il mio medico di base all’inizio aveva suggerito, eliminato subito dalla pneumologa?
La ringrazio in anticipo e attendo ansiosa una risposta, in quanto sono molto preoccupata.
Rosa.
RISPOSTA
Si tende, in genere, a non utilizzare il cortisone perchè determina la fittizia scomparsa della febbre che, invece, è un utile indicatore di risposta alla terapia antibiotica impiegata; presumo che con la ricerca dei micobatteri sull’espettorato sia stata anche ricercata la cosiddetta flora aspecifica e che anche questa sia risultata negativa. E’ stata impostata, quindi, una terapia empirica con cefalosporina di III generazione orale e solo in seguito è stato aggiunto il macrolide; in genere le polmoniti acquisite in comunità, come la sua, si possono curare in maniera empirica con una associazione di cefalosporine e macrolidi o, in alternativa, con un fluorochinolone da solo e la terapia deve durare almeno dieci giorni. La presenza di dolore può essere spiegata con l’interessamento della pleura da parte del processo infiammatorio. In presenza di adeguata risposta alla terapia si deve assistere ad un progressivo miglioramento dei sintomi (tosse, dispnea dolore toracico), scomparsa della febbre, miglioramento degli indici di flogosi sul sangue (normalizzazione della conta dei globuli bianchi e della percentuale di neutrofili, della VES e della PCR) e infine al miglioramento della Rx o della TC torace. Se ciò non avviene è indicato effettuare, dopo sospensione della terapia in atto, una fibrobroncoscopia; mediante tale esame si può osservare la presenza di eventuali anomalie della canalizzazione bronchiale ed eventualmente procedere al prelievo bioptico, si può procedere al lavaggio selettivo delle zone interessate in maniera da effettuare sui campioni ottenuti le opportune ricerche microbiologiche (ricerca flora specifica ed aspecifica con relativo antibiogramma in modo da intervenire con farmaci mirati) e si può effettuare sullo stesso lavaggio selettivo un esame citologico.
Cordiali saluti