DOMANDA
Gent.mo Dr. Fabbri,
sono una signora di 46 anni, in forte sovrappeso.
Mi sono rivolta ad un suo noto collega, il quale ha riscontrato nelle mie analisi dei valori molto alterati dell’emoglobina glicosilata (non sono diabetica, glicemia, colesterolo e trigliceridi sono nella norma).
Il suo esimio collega ha definito il mio problema “insulino resistenza” e mi ha prescritto la metformina associata ad una dieta. Se seguo un regime dietetico insieme al farmaco perdo peso, senza il farmaco niente. Il grosso problema è che ho riscontrato di essere fortemente intollerante alla metformina, qualsiasi farmaco sia. Il suo collega ha anche tentato di farmi iniziare con dosi minori, per poi aumentarlo gradualmente fino ad arrivare alla mia dose che è di 2 gr al giorno. Ma ahimè niente da fare, gli effetti collaterali sono tragici, dolori addominali insopportabili e frequenti scariche in bagno, al punto di non poter uscire di casa, cosa impossibile visto che lavoro. Ho dovuto smettere per disperazione ed il mio peso aumenta sempre più. Le chiedo gentilmente se esistono farmaci alternativi alla metformina per questo mio problema, che non diano disturbi all’apparato gastro-intestinale il quale è ipersensibile da quando più di 15 anni fa mi sottoposi ad un’intervento di diversione bilio pancreatica per forte obesità, e dopo 4 anni alla riconversione visto che il malassorbimento provocato stava mettendo in pericolo la mia vita. Grazie per l’attenzione.
Cordiali saluti,
Monica
Roma
RISPOSTA
Gentile Sig.ra,
è probabile che il suo problema sia una sindrome che si chiama Sindrome Metabolica con Obesità ed Insulinoresistenza, cosa che aumenta il rischio di diabete ed eventi cardiovascolari di 5 volte. Quindi è necessario calare di peso; in effetti la metformina è un farmaco importante ma laddove ci sia intolleranza, come nel suo caso, è utile ridurre la dose al minimo (anche 250 mg x 3 volte al giorno, poichè gli effetti collaterali sono dose-dipendenti) aggiungendo uan terapia di atta ridurre l’assorbimento degli zuccheri ai pasti come l’acarbosio. Il tutto insieme al programma dietetico adeguato e sotto stretto controllo specialistico.
Cordialmente
prof. Andrea Fabbri