conflitti madre-figlia e dialogo familiare

    DOMANDA

    Gentilissima Dottoressa,

    da sempre ho avuto problemi relazionali con mia mamma, non abbiamo mai avuto quel “feeling” che porta le persone a confidarsi, ad avere complicità e dirsi tutto liberamente (con mio padre trovo molta più affinità invece). Abbiamo due caratteri che prendono fuoco facilmente, entrambe permalose e testarde. E’ una mamma molto “chioccia”, io invece ho sempre avuto bisogno di spazio e libertà. Lei poi risente molto del fatto che io non mi confidi, ma, anche quando ci provo, spesso non sà neppure lei cosa dire oppure finisce in discorsi per me senza senso.Spesso le rispondo male, mi dà irritazione anche quasi senza motivo, benchè le voglia un gran bene. Inoltre, visti i suoi 65 anni, non sente bene e per vedere la tv mette il volume altissimo che infastidisce; altrimenti mette le cuffie, ma in questo caso diventa impossibile parlare con lei perchè si chiude letteralmente nella sua routine di fiction televisive. Abbiamo divergenze anche sul piano alimentare: io sono vegana e mi cucino tutto da sola e per non pestarci i piedi in cucina dobbiamo organizzare turni per cucinare e di conseguenza spesso andiamo a tavola sfasati. A cena i miei guardano spesso fiction che io detesto e quindi spesso ceno da sola in cucina.Da quando mia sorella si è sposata lasciando casa nostra, è come se in famiglia mancasse qualcosa, una sorta di corda che prima ci teneva legati (io sono molto riservata e mi confidavo solo con lei, mia sorella invece parlava senza problemi in casa). Ora che ho 25 anni, mi trovo in una casa dove non c’è alcun dialogo familiare e ognuno con una sua vita “a sè”, quasi nessun interesse in comune e l’unico risultato è che sento una sensazione di disagio, di vuoto e irritazione. Soffro anche di disturbo alimentare (Binge Eating Disorder), tra le cui cause penso ci sia una mia lotta interiore tra il voler rimanere bambina e il crescere e diventare donna adulta.Vorrei tanto andare a vivere da sola o con coinquilini, anche per imparare a crescere, ma temo che i miei non abbiano abbastanza soldi e preferirebbero che prima terminassi l’università (dovrei laureami nel giro di 1,5 anni massimo).Cosa mi consiglia? La ringrazio e la saluto cordialmente.

    RISPOSTA

    Cara, comprendo benissimo le problematiche che mi espone: la mancata comunicazione e le difficoltà legate alla scarsa condivisione familiare generano solitudine e caduta depressiva.

    Ma la percepita inadeguatezza dei suoi genitori deve essere foriera di una crescita, poiché è la sofferenza stessa a divenire il motore per un cambiamento, altrimenti si sceglie la strada della “stagnazione”, dell’immobilità. I problemi invece devono essere una risorsa e una spinta a trovare quelle azioni adatte a mitigare o a risolvere i conflitti. Insomma bisogna capire se si preferisce scegliere la strada della vittimizzazione oppure trovare la spinta verso la via della gioia; questa strada è possibile nel momento in cui si riesce a trovare quella attitudine a un adeguamento alla situazione e al trovare in essa una positività, anche se piccola e nascosta.

    E’ importante, in tal senso, trovare punti in comune con la mamma: farsi spiegare le ricette di un tempo che sicuramente erano “vegane” ante litteram, vista l’indisponibilità di una volta di proteine animali, farsi spiegare gli insegnamenti, i proverbi, gli aneddoti e di nuovo le ricette della nonna, magari per riproporle adesso insieme. Con il papà, visto che c’è più intimità, spronarlo alla narrazione del suo vissuto di bambino, di adolescente e di giovane uomo: gli anziani orgogliosamente amano narrare di quando erano giovani e attivi; a tal proposito può essere utile tirar fuori e guardare insieme vecchie fotografie per poi descrivere il contesto e le emozioni legate a quel contesto.

    Certo, la meta deve essere quella dell’autonomia, professionale ed economica che è la piattafotrma per l’autonomia emotiva: considerando questo traguardo, studi con impegno e così raggiungerà con più entusiasmo la meta.

    Cerchi di incontrare più spesso sua sorella e di smuovere con lei i genitori bloccati davanti alla tv: comprate loro i biglietti del cinema, del teatro e trovate itinerari fuori casa che consentano di spezzare la routine.

    Un caro saluto. Elvezia Benini