terapia oncologica post mastectomia

    DOMANDA

    Mi chiamo Maura e ho 43 anni.

    Sono stata operata al seno un mese fa.

    Intervento eseguito: mastectomia sottocutanea bilaterale con posizionamento di espansori e LS a dx.

    Istologia: carcinoma lobulare infiltrante di 17 e 13 mm, G3, focolai di Lin2-3 al 60/70% con estensione endoduttale, focolai di C-DIS e ADH. LS negativo. pT1c(m) pN0.ER=90%, PgR=95%; Ki 67=40%; FISH=negativa. Mammella sx negativa (focolai di UDH).

    Chiedo, se possibile, un parere sulla terapia propostami dall’oncologo e così riportata:

    Visionato adjuvant!online (rischio relapse 32%), si decide per chemioterapia adiuvante T-Cx 4 cicli+ Enantone ed a seguire TAM.

    Il mio dubbio è : perchè fare la chemioterapia se l’intervento è stato radicale e il Linfonodo Sentinella era negativo?

    Grazie!

    RISPOSTA

    Non posso entrare in merito al caso specifico, che necessiterebbe di una valutazione diretta della documentazione e di una visita accurata, ma rispondo volentieri al quesito relativo alla necessità di una terapia anche in assenza di malattia evidente.

    Il concetto di “terapia adiuvante” si basa sul presupposto che possano esserci cellule tumorali nell’organismo anche dopo un intervento chirurgico radicale. La terapia somministrata dopo l’intervento chirurgico permetterebbe di eliminare queste cellule residue e quindi guarire la paziente. Questa ipotesi è stata verificata e validata da numerosi studi clinici e oggi si può tranquillamente dire che le moderne terapie adiuvanti sono tra i fattori più importanti responsabili della diminuzione della mortalità per carcinoma mammario.