DOMANDA
Egr. prof. Bogetto,
Sono in contatto professionale con un giovane uomo con disturbo di personalità borderline diagnosticato. E di indubbie qualità professionali, ma ha deciso di abbandonare la sua attuale professione. Le sue motivazioni erano che non regge lo stress emotivo della professione e che non ne è all’altezza(è una professione artistica).Ha detto di voler cambiare vita e occuparsi di altri studi e cercare un’altra professione e ha cambiato pure città. Siamo rimasti in contatto e so che non riesce a trovare altro lavoro e non ha intrapreso altri studi.Nel periodo della nostra collaborazione professionale ho visto delle crisi gravi con cambiamenti dell’umore molto seri,crisi di panico,disturbi alimentari svenimenti,momenti di isolamento totale,rinunce all’ultimo momento di svolgere un impegno professionale già preso mettendo altre persone in difficoltà. Rifiuta nel modo più assoluto di curarsi e quello che è peggio anche i suoi genitori ostacolano in tutti i modi un qualsiasi suggerimento dei medici per una cura del figlio. La mia prima domanda è questa – è possibile in qualche modo aiutarlo ad accettare una cura? E la seconda domanda – premesso che accetti di curarsi ci sono probabilità che possa svolgere una professione artistica legata a stress emotivi? (Ha detto che il suo allontanamento da questa professione non è deffinitivo e forse torna ad esercitarla). Aggiungo che ci sono stati due tentativi di suicidio in mia presenza.
La ringrazio
RISPOSTA
Il disturbo borderline di personalità è caratterizzato da importanti manifestazioni cliniche che derivano dall’instabilità emozionale e dall’intensa impulsività. Fra queste manifestazioni, che comportano una notevole vulnerabilità del soggetto a condizioni di stress e sollecitazione emotiva, vi sono quelle che lei ha riportato: la difficoltà a definire e mantenere nel tempo impegni di studio e di lavoro, accompagnata da tormentate relazioni sociali e personali, che possono condurre alla perdita del ruolo e a un crescente isolamento. Il rischio più grave è quello della sovrapposizione di un episodio di depressione anche grave, con tendenza in numerosi casi a comportamenti autolesionistici o a gesti suicidiari (lei ne ha riferiti due nel caso che ci ha esposto). Alle manifestazioni del disturbo borderline si associano spesso quelle di disturbi d’ansia, come il disturbo di panico, o di disturbi della condotta alimentare. E’ pertanto un quadro complesso, che richiede la valutazione approfondita di un clinico esperto per confermare la diagnosi e per impostare la terapia. Un trattamento adeguato, che abbina farmaci opportunamente scelti e psicoterapie specifiche di nuova concezione, può essere molto efficace, nel senso di determinare un significativo miglioramento dei sintomi e una maggiore capacità di far fronte alle sollecitazioni ambientali e agli impegni sociali e lavorativi. Questo potrebbe permettere al suo collega di riprendere la sua attività anche in un ambiente impegnativo, che richiede creatività e capacità di adattamento. Tuttavia, è importante ribadire che l’approccio diagnostico-terapeutico deve essere definito dallo psichiatra curante con competenze altamente specifiche ed estrema attenzione all’esame del singolo caso. Aggiungo che i risultati si ottengono dopo un adeguato periodo di trattamento e che la psicoterapia deve essere proseguita per almeno 10-15 mesi.