DOMANDA
Gent.ma Prof.ssa Bellodi, ho 39 anni e per circa tre anni ho sofferto di attacchi d’ansia che hanno avuto inizio dopo un trauma (un evento doloroso ed improvviso). Gli attacchi più forti erano accompagnati da dissenteria, nausea e talvolta vomito. Il primo attacco si è presentato mentre ero a cena con amici e questo ha fatto sì che ogni uscita a cena fosse preceduta da una forte paura e dal terrore di uscire in compagnia per paura di ritrovarsi nella stessa situazione. Poi ho avuto attacchi anche in altre situazioni. Dopo un anno di cura con psicofarmaci (Citalopram) senza aver risolto del tutto il problema, mi sono rivolta ad uno psicoterapeuta ed ho riscontrato un reale miglioramento ed un graduale diradarsi degli attacchi (sempre meno intensi e controllabili). Tutto sembra riconducibile ad una mia insicurezza, ipersensibilità, paura di non essere all’altezza e di non poter controllare tutte le situazioni. Adesso, dopo un anno di psicoterapia, mi sento davvero meglio, ma di tanto in tanto il malessere si ripresenta, molto più blando, ma non è sparito del tutto… vista la Sua esperienza, a Suo parere si riesce ad uscire da questo tunnel oppure è un aspetto dell’essere di alcune persone e bisogna imparare a conviverci? Quando penso di essere “guarita”, mi succede un nuovo episodio e ricado nello sconforto… La ringrazio moltissimo per la Sua cortese risposta.
RISPOSTA
io penso che se insieme alla psicoterapia lei assumese farmaci appropriati il problema sarebbe non risolto, ma gestibile in modo diverso.
la biologia del disturbo di panico deve essere gestita con terapia farmacologica per prevenire la ricomparsa di crisi