“Blocco atrio-ventricolare di III grado, congenito. Insufficienza mitralica.

    DOMANDA

    Buonasera professore. Sono un ragazzo di 17 anni, mi è stato diagnosticato all’età di 4 anni la malformazione in oggetto. Effettuo annualmente vari controlli e fra i quali è stato rilevato:
    1) elettrocardiogramma: BAV III grado e valvola aortica malformata
    2) Rilievi anamnestici: riscontro occasionale di blocco atrioventricolare
    3) Esame obiettivo: E’ presente soffio olosistolico 2/6 alla punta
    4) Ecocardiografia: Rileva lieve insufficienza mitralica. Insufficienza valvolare aortica di grado lieve-moderato. Cuspidi Aortiche ispessite, calcifiche e malformate.
    5) Esame holter: Nell’arco delle 24 ore dell’esame è stata rilevata una frequenza media (HR) di 50 bpm; la HR massima di 121 bpm è stata 20:16:52; la HR minima è stata 26 bpm alle ore 02:19:50. La pausa più distante 4626 ms è stata accertata alle ore 16:34:12.
    Il numero delle pause captate e più distanti di 2000 ms:19.
    Durante la registrazione è stato constatato un blocco A_V completo. Sono inoltre stati captati alcuni eventi sopraventricolari e variazioni della frequenza cardiaca con minime molto accentuate nelle ore notturne.

    C’è da dire inoltre che tre volte alla settimana svolgo allenamenti di tipo agonistico. Non ho mai avuto problemi in campo.
    Posso continuare a giocare o mi consiglia di smettere?
    Come devo muovermi? Basteranno questi controlli annuali o devo fare altro?

    Vi ringrazio in anticipo.
    Cordiali saluti.

    RISPOSTA

    Gentile Amico,
    Le situazioni che mi descrive sono molto complesse e ci sono variabili cliniche che non possono essere risolte con un parere via web.
    Al contrario deve essere seguito direttamente e contuinuativamente da uno specialista competente anche per le cardiopatie congenite nella persona ormai adulta.
    Posso dirle che comunque, non avendo disturbi, può continuare con l’attuale stile di vita.
    Nel suo futuro è cruciale la decisione se e quando sarà necessario impiantare un pace maker per far “lavorare” nel modo più fisiologico possibile il suo cuore.