Attacchi di panico

    DOMANDA

    Buongiorno Dott.ssa Delfrate, ho 30 anni sposato da due con una ragazza di 25, negli ultimi mesi ho sofferto di attacchi di panico. Tenga conto che dopo aver preso per molti anni dei psicofarmaci,tra i 24 e i 26 anni, quando andavo all’università (in dettagli Laroxyl,Mutabon e Rivotril)e subito dopo sono stato bene,ora da agosto 2011 ho ripreso solo con laroxyl 7 gocce e rivotril 4 gocce ogni sera perchè vivo dei momenti tristi e ho paura che se nn le prendo sto poco bene, e mi ritorni la depressione
    La motivazione delle depressione forse sta in una cosa che non ho rivelato mai a nessuno, lo sto facendo adesso con lei, ovvero nonostante io sia sposato e abbia rapporti sessuali normali con mia moglie, anche se a volte c’è un po di calo sono assillato dal vedere su internet video porno di uomini( credo che il disturbo si chiami voyeurismo omosex)soprattutto durante periodi stressanti, ma nn ho mai avuto rapporti omosessuali e non mi sento sinceramente un omossessuale. E vivo una vita tranquilla con molte relazioni sociali, sia a lavoro che fuori
    Ecco volevo sapere se appunto questo disturbo è solo un problema psicologico, dovuto ad una infanzia poco felice con una madre perennemente depressa e in cura ormai da anni,(infatti era stato il suo dottore a curarmi) gestibile con una terapia comportamentalista , oppure ci sono dei farmaci più adatti per curare questa devianza? Lei cosa mi consiglia?
    In attesa di una Sua risposta porgo cordiali saluti.
    Grazie Rudolf

    RISPOSTA

    Gli attacchi di panico accompagnati da forme depressive più o meno mascherate rappresentano una delle più frequenti problematiche psicologiche. Indubbiamente sono molteplici le cause che possono provocarle ed è molto importante anche l’influenza che l’ambiente familiare-mi riferisco aquello della famiglia d’origine- può aver esercitato sulla psiche di una persona. Nel suo caso una madre perennemente depressa può involontariamente aver provocato una forma latente di disturbo distimico che ora è esitata in forme ansiose e depressive. Quella che lei definisce devianza in realtà potrebbe rappresentare una forma compulsiva in cui lei proietta il suo disagio. Sarebbe opportuno lavorare in psicoterapia sugli elementi ancora nascosti che sottendono i suoi comportamenti. I farmaci che lei assume indubbiamente l’aiutano a controllare gli effetti sintomatologici del suo disturbo ansioso-depressivo, ma non possono aiutarla a comprenderne le motivazioni. Il mio consiglio pertanto è quello di iniziare un percorso di tipo psicoterapeutico