DOMANDA
Gentile dottoressa,
spesso le sue risposte parlano di accettarsi e di “starsi appresso”. Io ci sto provando, ed ho scritto un piccolo pezzo che vorrei condividere con lei e gli altri lettori. Sperando possa essere utile.
Che fatica starmi appresso! Ma come è bello! Come il sole sulla neve in questo fantastico inverno! Mi voglio bene, mi posso e voglio accettare, in tutte le mie sfumature che mi rendono spendidamente me. Perché come me non c’è nessuno. Io sono il punto al centro del mio cerchio, da me si irradia verso l’esterno la luce della mia intelligenza, il mio orgoglio, la mia energia, la mia pigriza, la fatica che faccio a dire no, a volte quella che faccio a dire sì, la mia voglia di fare, il mio ingegno, le mie bellissime forme formose, il mio io più fragile, la bambina che ero, con la sua ingenuità e voglia di calore, e la donna che sono, piena, e magari un giorno anche madre. La sento la differenza, quando sto con me e quando no, e non mi voglio più lasciare. E’ naturale stare qui, insieme a me, prendermi per mano con delicatezza, guidarmi e da me lasciarmi guidare, andando, guardarmi negli occhi piena di fiducia. Commuovermi per la mia trasparenza, umanità, i miei colori, proprio come quella canzone: I see your true colors, shining through…che brillano attraverso. Proprio così! Brillo, in tutte le mie pecche che si trascinano di paripasso con le mie eccellenze . Tutto nella stessa valigia in questo splendido viaggio chiamato vita.
Saluti
RISPOSTA
Grazie per avere condiviso la sua scintillante esperienza …. !!!
Il mio augurio è di evolvere da un sistema tolemaico (stare al centro con tutto che ruota attorno) ad uno copernicano, dove il centro è altro da sé e tutti – essendo pienamente se stessi – ruotano attorno, attraverso reciproci equilibri.
Incoraggio inoltre tutti i lettori/lettrici a scriversi le proprie esperienze e a rileggersele nei giorni più bui, per trarre quel po’ di luce che serve per continuare il cammino … e qualche volta anche per illuminare quello altrui,