DOMANDA
Gentile prof. D’Anchise,
sono una donna di 51 anni, normopeso.
Secondo la Sua indubitabile scienza ma anche secondo la saggezza che dimostra nel non illudere con false speranze chi Le chiede consigli, ritiene che allo stato attuale esistano terapie che possano guarire o migliorare una condromalacia rotulea bilaterale di 3° grado, al punto da poter riprendere a fare attività sportiva di montagna (escursionismo, alpinismo, scialpinismo, arrampicata ecc.)?
E’ realistico affermare che i vari trapianti autologhi di PRP, condrociti e staminali non sono (ancora) risolutivi? (Ovviamente non parliamo neppure del “lubrificante” acido ialuronico!)
E che quindi l’unico approccio sensato è la kinesiterapia, per posizionare correttamente la rotula attraverso un rinforzo selettivo (nel mio caso del vasto mediale) e impedire un ulteriore peggioramento, rinunciando però alla prospettiva di un ritorno sportivo in montagna?
Mi piacerebbe sapere il Suo parere anche riguardo agli integratori che vengono generalmente prescritti in questi casi: glucosamina, controitinsolfato, metilsulfonilmetano e recentemente anche vitamina C. Riguardo ai primi due ho letto Wandel et al. (BMJ 2010), che addirittura sconsigliano i SSN e le assicurazioni dal rimborsarli! Però sento anche di cani che ne traggono beneficio, pur essendo immuni (forse…) dall’effetto placebo…
Infine: è vero che la prospettiva a lungo termine è la gonartrosi e probabile conseguente protesi?
La ringrazio sentitamente
Cristina
RISPOSTA
in caso di condromalacia rotulea è indispensabile accertarne la causa prima di decidere cosa fare. rimossa la causa si possono ipotizzare interventi (non PRP o ac. ialuronico….) che possono dare un beneficio non in presenza di artrosi. gli integratori non possono far migliorare la condropatia . in relazione all’entità del danno si può ipotizzare un recuperon delle attività sportive dopo il trattamento chirurgico
