DOMANDA
Salve dottoressa,
sono una ragazza di 22 anni e le scrivo perchè a maggio scorso ho avuto il mio primo attacco di panico. E’ successo mentre stavo tranquillamente conversando con un amico in chat. All’improvviso non riuscivo piu’ a respirare e ho aperto le finestre sporgendomi, ho iniziato ad andare da una stanza all’altra come una scheggia, pensavo che stessi per morire. In ospedale mi hanno fatto parecchi controlli e non c’era niente di preoccupante, mi hanno detto di rivolgermi ad una psicologa se gli attacchi di panico continuavano. Per fortuna da maggio non ho piu’ avuto questi attacchi, ma a volte sono ansiosa e sono facilemente irritabile. Io riesco ad innervosirmi per un qualcosa che una persona normale ( secondo me ) nemmeno osserva! Per essere chiari.. capita che mi fa veramente innervosire il movimento che fa un amico con la forchetta mentre mangia un piatto di pasta.. io mi rendo conto che non posso nemmeno dirglielo, penso che una persona normale non l’avrebbe proprio notato o magari non si sarebbe innervosita come faccio io. In metro o in tram mi spengo, non amo stare in mezzo alla gente, odio ascoltare i loro discorsi che a volte mi sembrano stupidi.. ma non è tutto e non voglio dilungarmi, ma queste cose mi condizionano le giornate, mi cambiano l’umore eccessivamente. Come posso controllarmi? O cambiare queste cose? Soprattutto sono normali lati del mio carattere?
Grazie mille, spero di non averla annoiata!
Marta.
RISPOSTA
Cara Marta,
l’episodio che le è occorso si inquadra sicuramente in un disturbo di panico. Il fatto che non si sia più ripresentato con la medesima intensità significa che si è trattato di un evento sporadico e non indicatore di una patologia in atto. Tuttavia non va sottovalutata la sua importanza soprattutto a livello prognostico. Infatti dalle sensazioni che lei descrive si evince la presenza di un disturba d’ansia generalizzato che è già esitato, almeno una volta, in un episodio di panico. Questo campanello d’allarme mi induce a consigliarle un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale senza attendere una successiva ricaduta e proprio al fine di evitarla.