DOMANDA
Gentile dott.ssa, sono una donna di 55 anni con una vita molto travagliata alle spalle e con un nuovo problema da affrontare.Ho vissuto un’infanzia e un’adolescenza segnate da lutti e pesanti difficoltà famigliari alle quali ho reagito incassando ogni cosa per poter essere di sostegno.Con grande fatica ho cercato di costruire un futuro: mi sono laureata, sposata e sono diventata madre, ma il mio matrimonio è fallito.Mi sono rimboccata le maniche e ho cresciuto le mie figlie da sola.Dopo la separazione ho conosciuto il mio attuale compagno col quale ho vissuto per anni un grande amore anche se la nostra era una relazione a distanza e solo quando le mie figlie sono uscite di casa mi sono trasferita da lui.Purtroppo l’inizio della nostra convivenza ha coinciso con la crisi economica.Il mio lavoro non mi ha permesso di dargli un aiuto finanziario,ma ho cercato comunque di stargli vicina, sia pure silenziosamente, dato il suo carattere molto chiuso.Lo sentivo allontanarsi da me,ma pensavo che il superamento dei problemi lavorativi gli avrebbe fatto ritrovare la serenità, tuttavia ciò non è avvenuto.A suo dire,io l’ho fatto sentire solo e ciò ha messo in crisi il nostro rapporto.Io lo amo profondamente,sto cercando di capire dove ho sbagliato e come superare questo momento,ma mi sento profondamente fragile.Alterno ansia e speranza perchè anche lui dice di volerne uscire,ma parlarne sembra non bastare a ritrovarlo.Confido nel suo aiuto e la ringrazio del tempo che vorrà dedicarmi
RISPOSTA
La sua storia mi restituisce una immagine di persona ricca e piena di forze e progettualità, ma . troppo abituata dalla vita a pensare che ‘basta fare qualcosa’ (es. studiare, lavorare.) e si ottiene (es. la laurea, lo stipendio.). E’ così spesso, nel lavoro, nel gestire la famiglia, in molto di ciò che facciamo. Lo è meno nelle relazioni.
Più che di ‘fare’ in molti casi di tratta di ‘essere’.
Amare può significare anche stare presso la persona amata e basta.
Dalla sue poche righe non posso capirlo con certezza, ma quando lei dice ‘lo amo’ suppongo abbia in mente qualcosa da fare, da dire, da costruire, da muovere..
Forse lui le sta solo chiedendo di stare presso o anche in disparte, di sapere che lei c’è e che questa realtà è fondamentale per lui.
La stessa riflessione la invito a fare su di sé, anteponendola a quella che eventualmente svilupperà nella relazione.
Stia presso se stessa, si ascolti.. Fermissima. non deve fare qualcosa per conoscersi, per capirsi, amarsi.. Deve ‘solo’ essere e accettare d’essere così.anche nella impossibilità o nella deliberata scelta di ‘non fare’.
La immagino che mi sgrana gli occhi o che mi dice ‘non ce la farò mai’.. E’ normalissimo . Ci proverà una volta riuscendoci un po’.. poi la seconda e la terza volta si metterà a fare (senza essere).. magari la quarta ci riproverà, riuscendoci meglio della prima..
Il cambiamento vero parte dall’accettazione di sé.. che non avviene all’improvviso, ma per gradi.
L’importante è che lei riconosca che in molti casi amarsi, amare l’altro, amare la vita . significa solo stare qui, esserci.. Non serve fare: come ammirare un tramonto o respirare l’aria primaverile, come assaporare una bevanda o un cibo.. ‘basta’ esserci e starci con tutto il proprio essere (fin che si riesce e quel che si riesce) senza pensare a cosa è ‘da fare’.
Come cominciare ?
Faccia le prove prima con se stessa (può trarre spunto dagli esempi di facili realtà sopra riportati: ammirare un paesaggio, annusare un fiore..) e vedrà che poi così come ama se stessa riuscirà ad amare anche l’altro, stando presso di lui e senza preoccuparsi di cosa dire o fare.
E ora: si sorrida ! Ringrazi se stessa del tempo che finalmente si dedicherà e per la persona meravigliosa che è, anche senza nulla fare, dire, brigare, lottare..ma come semplice partecipazione alla crescita, al cambiamento, alla trasformazione che si svolge in sé e nell’altro.