DOMANDA
salve,dottore, abito con i miei genitori dai quali dipendo economicamente, sono disoccupata,faccio qualche lavoretto saltuario giusto per pagarmi i miei sfizi ,sono sempre single perche le mie storie finiscono molto precocemente per colpa mia ,e vivo in una prolungata condizione di adolescenza con tutti i vantaggi e svantaggi che questo mi comporta,(a 26 anni non ho ancora la patente) .Fatico a prendere una direzione nella vita perché so che scegliere una strada vuol dire rinunciare ad un altra ,sto in un bivo , mi sento confusa , molto infelice ,una vagabonda che girovaga senza fine,e passo da stati di euforia e stati di sconforto . ho paura di prendere una scelta e pentirmene dopo o di non aver fatto la scelta migliore .Passo da una relazione sentimentale all’altra: e mi chiedo se devo cercare di costruire qualcosa con l’attuale partner o cercare un partner migliore. Non faccio delle scelte ben precise o durature né in campo sentimentale né in campo lavorativo .
RISPOSTA
Gentile Sig.ra, nella prima parte della sua mail c’e’ una parte di colpevolizzazione (sono SEMPRE single..per colpa mia..non ho ancora la patente a 26 anni etc) e doverizzazione implicita.
Chi le impone cio’ che lei potrebbe o dovrebbe essere?
Sembra come se conoscesse cio’ che “dovrebbe” o “potrebbe” fare ma non riesce ad applicarlo, non riesce cioe’ a prendere un modello di riferimento e ad adeguarsi ad esso.
Questo avviene quando si sta facendo qualcosa per gli “altri” e non per “se stessi”.
Rilevo inoltre una idea (detta anche “credenza”) relativa alle scelte che le impone le “abitudini” o cambiare partner o lavoro” come uniche strategie (temo che posso pentirmene di una scelta o che se scelgo una cosa devo fare delle rinunce etc..).
E’ presente, da quanto mi riferisce, una alternanza di stati di euforia a stati di tristezza e malinconia oltre ad una confusione, che potrebbero lasciar presupporre un quadro che ritengo più prudente venga valutato nel “mondo reale” da un collega della sua città.
In merito alle scelte, le faccia perché le “sente”, non perché prevede come e cosa accadrà o si aspetta un “premio”.
Buona vita.
Dr. Emanuel Mian
Psicologo