Frattura vertebra L1, ernia e protrusione discale

    DOMANDA

    Buon giorno, mia madre ha 60 anni, è in ospedale all’estero dove e’ stata portata con il pronto soccorso. Ha una frattura vertebra L1, il medico ha trovato anche ernia dei dischi posteriori centrali L4-L5, L5 – S1, protrusione discale posteriore L3-L4. In ospedale non ha alcun tipo di trattamento: sta sdraiata, va a mangiare. La sua gamba destra è intorpidita, forte dolore nella colonna lombare. La chiedo un consiglio che tipo di trattamento puo’ essere adatto per lei, deve fare gli esercizi, trattamenti fisioterapeutici, come evitare il dolore? Penso di portarla in un altro ospedale ma prima vorrei essere sicura del trattamento che si deve fare.

    Grazie in anticipo

    RISPOSTA

    Nel caso di una frattura recente viene prescritto il riposo a letto oppure il corsetto o il gesso secondo il giudizio del medico.
    . Nei pazienti relativamente giovani (fino a 50-55 anni), con gravi cedimenti di uno o più corpi vertebrali, di solito viene prescritto un riposo a letto più prolungato (fino a 30 giorni).
    . Nei soggetti più anziani con lievi cuneizzazioni, viene prescritto un periodo di riposo a letto più breve e viene consentito di alzarsi, con la protezione di un corsetto per andare ai servizi.
    Durante il periodo di riposo a letto prolungato è importante il mantenimento di posture che conservino le curve fisiologiche e imparare le tecniche corrette per cambiare posizione, per alzarsi e distendersi senza dolore.
    In particolare, per sua madre, è importante che stia distesa in posizione supina con un piccolo cuscino o con un ascigamano arrotolato dietro la regione lombare, in modo che mantenga la benefica lordosi (tale supporto deve essere posto in corrispondenza dell’ombelico)
    Inoltre, è importante alimentarsi in modo leggero e appropriato e controllare la regolarità della funzione intestinale. Stando distesi a letto è importante eseguire con costanza i primi esercizi che permettono di ridurre gli effetti dannosi dell’inattività prolungata:
    . movimenti lenti degli arti superiori e inferiori che stimolano la circolazione;
    . contrazioni isometriche dei muscoli degli arti inferiori per mantenere il loro trofismo;
    . esercizi di ginnastica respiratoria, abbinati ai movimenti degli arti.
    Trascorso il periodo di riposo a letto è indispensabile l’utilizzo di un corsetto ortopedico. Viene prescritto un corsetto rigido in presenza di dolore intenso e quando i cedimenti vertebrali sono più gravi.
    Invece, può essere sufficiente un corsetto semirigido, quando, in età più avanzata, le deformazioni e i dolori non sono gravi.
    Ritornare in piedi è molto importante perché permette di eliminare il fattore di rischio più importante per l’osteoporosi che è l’assenza di carico. Infatti, le ricerche hanno evidenziato che nel riposo a letto prolungato gli esercizi a letto anche se eseguiti regolarmente non riescono a contenere la perdità di massa ossea: alzarsi da letto, sottoponendo il corpo al carico gravitario, permette di fermare il processo di demineralizzazione a cui si era costretti per la riparazione della frattura ma dannoso per la perdita di massa ossea.
    Di conseguenza il corsetto in questa fase è molto importante, perché permette il ritorno in carico sostenendo e proteggendo la colonna vertebrale nella graduale ripresa delle attività quotidiane.
    È che il paziente conosca le funzioni del corsetto:
    . proteggere passivamente la colonna mantenendo la curve fisiologiche;
    . ridurre il carico meccanico sui corpi vertebrali per favorire la completa riparazione della frattura;
    . ridurre la presione sui dischi intervertebrali e ridurre il dolore;
    . migliorare passivamente il controllo neuromotorio e permettere di eseguire i movimenti quotidiani con più sicurezza;
    . limitare la mobilità del rachide e, in particolare, ostacolare i movimenti dannosi di flessione e rotazione.
    Naturalmente va precisato che l’uso del corsetto è utile per un periodo limitato: il suo uso prolungato provoca debolezza muscolare, aggravamento dell’osteoporosi e rigidità articolare.
    Inoltre, occorre ricordare che alla rimozione del corsetto dovrà muoversi come se lo avesse ancora, proteggendo la sua colonna attivamente, cioè con un corsetto muscolare.
    Alla rimozione del corsetto, nel periodo in cui viene abbandonato gradualmente, è fondamentale un buon programma di rieducazione funzionale per permettere al soggetto di ridurre il dolore, stabilizzare attivamente il rachide con un corsetto muscolare ed eliminare completamente il tutore ortopedico.
    Il programma rieducativo nei postumi di frattura, deve evitare i carichi sul rachide e, di conseguenza, viene eseguito esclusivamente in scarico.
    Occorre evitare la mobilizzazione del rachide dorsolombare in flessione, in rotazione e in flessione laterale e privilegiare posture che mantengono una lieve estensione.
    Sono fondamentali gli esercizi di educazione posturale per acquistare la capacità di mantenere le curve fisiologiche nelle posizioni e nei movimenti quotidiani.
    Una volta raggiunta la capacità di mantenere il rachide in posizione neutra eseguire gli esercizi per imparare a stabilizzare la colonna attivamente, in modo da poter rimuovere il corsetto senza problemi.
    Quando il corsetto è stato rimosso completamente e i dolori si sono attenuati si intensifica il programma rieducativo, inserendo anche gli esercizi in carico.
    Si inizia a mobilizzare dolcemente la colonna vertebrale per prevenire la sindrome da disfunzione che è tipica di chi ha subito una frattura ed è rimasto a lungo immobilizzato.
    Da quello che le ho descritto dettagliatamente Lei può comprendere come in questo periodo, per sua madre, il riposo a letto è importante per la presenza della frattura vertebrale.
    Seguendo i consigli che le ho indicato dovrebbero ridursi anche i sintomi dell’ernia del disco.

    Cordiali saluti
    Benedetto Toso