DOMANDA
salve,
scrivo per conto di mio nonno di 85 anni, in seguito ad un malore è stato portato al PS d’urgenza perchè si sospettava un ictus visto che non muoveva più il braccio e la gamba destra.
I risultati della TAC hanno evidenziato un emorragia cerebrale dovuta probabilmente ad un vecchio trauma, i dottori dicono di almeno un paio di mesi.
E’ stato operato e sembrava tutto nella norma, ha ri-iniziato a camminare e a parlare correttamente, successivamente è tornato a non parlare e a camminare o a stringere qualcosa nella mano destra, altra TAC ed anche quì è stato evidenziato del liquido che si è formato nello spazio che aveva creato l’emorragia precedente.
E’ stato sottoposto a tre operazioni naturalmente solo per drenare il liquido, nell’ultima il dottore non mi ha dato molte speranze perchè il cervello non riesce a riposizionarsi come dovrebbe visto anche l’età del paziente.
Ora gli hanno inserito un drenaggio che aspira per cercare di togliere il liquido che ancora è presente nonostante l’operazione.
Io vorrei chiederLe, quante possibilità ci sono che mio nonno sopravviva a questa patologia nonostante l’età e se ci sono altre tecniche per drenare al meglio o farmaci che possano aiutare a “gonfiare” il cervello per riportarlo alla sede iniziale.
Quante possibilità ha di sopravvivere ad un intervento al cervello per riposizionarlo “manualmente”?
La ringrazio in anticipo.
RISPOSTA
la patologia di cui soffriva tuo nonno era una compressione del cervello da parte di un ematoma (esterno al cervello) che gli si era andato lentamente a formare, a seguito di un trauma di una qualche settimana prima, nello spazio (virtuale) tra le leptomeningi (pia e aracnoide, membrane che coprono il cervello) e la dura. Si trattava cioè di un ematoma sudurale, per il quale è obbligatoria un’evacuazione chirurgica. Una patologia in genere benigna, a risoluzione completa con l’intervento- Purtroppo il cervello di tuo nonno, per ragioni sue (era già in una condizione di atrofia et c.) è rimasto depresso anche dopo la asportazione e lo spazio tra il cervello e la dura (che rimane attaccata all’interno della teca cranica) è stato più volte (tante quanti gli interventi successivamente fatti) occupato da liquor (cefalo rachidiano, fuoriuscito da fessurazioni dell’aracnoide e più o meno contenente sangue). Non ci sono riposizioni “manuali” del cervello depresso, i cui sintomi sono peraltro simili a quelli di un cervello compresso (stato di sonnolenza, vomito, cefalea, deficit focali). Occorre idratare il paziente, riportarlo ad un corretto bilancio eletttrolitico e aspettare, magari in decubito in posizione di trendelenburg (gambe in alto, testa in basso), che il cervello risalga da solo ad occupare lo spazio intratecale. L’aver dovuto operare più volte tuo nonno per quella depressione continuata del suo cervello depone male per la prognosi, ma non si può dire altro senza sapere di più sul caso