DOMANDA
Dr Barbanti, ho un’amica che ha gravi e ricorrenti emicranie che sono peggiorate recentemente. Non crede molto nel sistema medico, e sopratutto ha visto delle colleghe di lavoro che per curare problemi simili hanno dovuto prendere molti permessi per assentarsi per vedere il medico, fare gli esami, ritirare i risultati, ecc (dice lei “qui a Roma andare dal medico diventa un percorso di guerra”), ciò che crea una luce negativa (diciamo, di silenziosa “sopportazione”) su di loro in ditta.
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A nulla servono i miei argomenti. Io ho avuto 20 anni fa sintomi molto simili ai suoi (ogni mese, un forte dolore continuo per 1-2 giorni che passavo al buio e nel silenzio assoluto) e il mio contatto col sistema medico (in Trentino) è stato positivo e rapido (ma la medicina che mi rimise in piedi, il sumatriptan, forse non è adatta di lei per problemi di pressione).
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Può lei razionalizzare i suoi timori? e mi riferisco particolarmente all’impatto sul tempo di lavoro. Capisco che questa lettera è un po’ insolita, ma non so più cosa fare, e forse la sua risposta aiuterebbe la mia amica a rivedere le cose. La ringrazio.
RISPOSTA
La sua amica potrebbe stare significativamente meglio. Una premessa però: l’emicrania non è “un mal di testa” ma rappresenta la dodicesima malattia più disabilitante del genere femminile secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Questo significa che curare l’emicrania vuole dire dedicarle il tempo necessario per visite e cure. In secondo luogo, checchè se ne dica, non solo noi abbiamo uno dei Sistemi Sanitari migliori del mondo ma siamo tra l’altro una delle nazioni ai vertici mondiali per produttività scientifica sul tema del mal di testa. Il consiglio che ne consegue per la sua amica è pertanto quello di rivolgersi con fiducia ad un buon centro per le cefalee. Un saluto cordiale, Piero Barbanti