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    DOMANDA

    Sono una persona di 56 anni e mezzo di Latina, da poco ho scoperto tramite

    esame bioptico di avere una adenocarcinoma prostatico somma 6(3+3) di

    Gleason

    presente in circa il 50% dei tre frustoli esaminati nel lato sx, e in crca

    il

    30% di tre dei 4 frustoli esaminati.

    La scintigrafia ossea ha dato indicazione su malattia reumatica , tra l’altro

    sono affetto da artrite psoriasica ad impegno sulle grandi articolazioni e

    della colonna.

    La RMN ha mostrato una prostata di dimensioni normali (4×3,5×3,5)ch esegnala

    la presenza di tessuto patologico (3,5 di diam. massimo)di bassa intensità di

    segnale localizzato nella porzione periferica posteriore sia a dx che a sx

    senza chiari segni di sconfinamento extracapsulare concomita nodulo adenomatoso

    centrale di 2,7 cm

    come sintomo ho un legger segnale alla minzione, ma non sempre.

    Con questo quadro anche in funzione delle aspettative di vita e per la potenza

    sessuale e la continenza delle urine, quale è la tecnica più indica per la

    risoluzione del problema, Ch normale, laparoscopica , robotica, brachiterapia o radioterapia??

    Oppure volendo evitare l’Intervento

    qualè l’alternativa migliore considerando l’età?

    Distinti saluti

    Antonio Pani

    RISPOSTA

    Buongiorno,

    un adenocarcinoma prostatico Gleason 6(3+3) e’ un tumore a bassa aggressivita’. Purtroppo preoperativamente non si puo’ avere la certezza che il tumore sia realmente e totalmente confinato all’interno della ghiandola prostatica. I metodi piu’ validi consistono nei dati forniti dalla biopsia e dai valori del PSA.

    Se il tumore ha limitatamente interessato i frustoli bioptici ed il valore del PSA e’ inferiore a 10 ng/ml , la probabilita’ e’ elevata.

    L’indicazione principale e’ la prostatectomia radicale. In questi casi, con pazienti di eta’ inferiore a 60 anni e buone condizioni generali, la possibilita’ di mantenere una buona continenza e’ elevatissima e si puo’ pensare anche a risparmiare i fasci neurovascolari che regolano l’erezione.

    Per questo motivo e’ utile eseguire una nuova risonanza magnetica che con uno studio chiamato trattografia, disegna il fascio prima e dopo l’intervento cosi’ da migliorare i risultati all’intervento e controllare dopo se realmente la preservazione e’ riuscita.

    Non sono molti i centri che eseguono questo esame, e noi siamo uno di questi.

    La tecnica di prostatectomia radicale puo’ essere tradizionale aperta o laparoscopica o robotica. La tecnica laparoscopica e’ realmente meno agevole rispetto alle altre ed alcuni lavori hanno riportato un rischio maggiore di margini chirurgici positivi (persistenza di tumore). In realta’ vere differenze nei grandi numeri fra le tre tecniche non sono state confermate ancora. L’intervento non cambia , e’ sempre lo stesso. L’invasivita’ e’ simile ed i tempi di degenza sono leggermente piu’ brevi per le tecniche laparo e robotiche (1-2 giorni in meno).

    Cordiali saluti

    Prof Alessandro Sciarra

    Prostate Cancer Unit

    Policlinico Umberto I

    Universita’ sapienza

    Roma