stress coniugale

    DOMANDA

    Gent.le dott.ssa, sono sposata da 5 anni con un figlio di 2. Adoro mio marito e la mia famiglia. Egli è poco presente in famiglia a causa del lavoro che lo porta anche a lunghe trasferte, sebbene riconosca sia una fortuna avere un lavoro con i tempi che corrono, soffro molto della sua assenza tanto da essere ansiosa,stressata e frustrata. Cosa potrei fare per essere più tollerante e quindi gravare meno sulla situazione? Ringrazio per il gentile riscontro. Saluti.

    RISPOSTA

    Gentile signora,
    La lontananza di suo marito è dovuta alle necessità di lavoro come lei stessa racconta. Avete un bambino di due anni , lei adora la sua famiglia. Tutti questi sono dati di realtà assolutamente positivi. E’ la sua condizione felice di vita.
    Tuttavia l’assenza di suo marito, durante le trasferte di lavoro, le crea molta sofferenza e per questo giustamente incomincia ad avvertire il peso della sua ansia e frustrazione come una minaccia per il buon rapporto coniugale, perché a lungo o breve termine la sua non accettazione della situazione ( che lei definisce intolleranza) impedisce la crescita del vostro rapporto che dovrebbe essere fatto, meno di adorazione e più di amore reciproco, cioè di fiducia, di stima,
    Le sarebbe utile riflettere su alcuni aspetti del suo essere “ansiosa, stressata e frustrata”.
    L’adorazione dell’altro è una scelta rischiosa che facilmente porta a una minor considerazione di sé, del proprio valore, della fiducia nelle personali capacità.
    Cosa le evoca l’assenza di suo marito? Di cosa ha paura? Se Le fa venire in mente di “non potercela fare senza di lui”sappia che invece è il momento di rendersi conto di quante cose, in sua assenza, può fare per esprime se stessa. Consideri che suo marito ha bisogno di una compagna, in grado di camminare sulle sue gambe, pur vivendo bene con lui. E che la vita anche dopo sposati richiede a ciascun coniuge di continuare a crescere per essere effettivamente motivo di benessere per l’altro.