DOMANDA
buonasera dottore, scusate se vi disturbo ancora. non so se vi ricordate, vi parlai di mio suocero che era affetto da glioblastoma di IV grado e ke aveva subito 2 interventi a distanza di sei anni. accetto il consiglio ke mi avete dato;cioè: continuare con il cortisone sino alla fine ed essere coscienti di aver fatto tutto il possibile sino alla fine.
quello ke voglio chiedervi oggi non è solo da dottore ma da figlio, perchè sicuramente un padre l’avete avuto, è:
cosa avreste fatto, nn parlo della medicina, per stargli accanto, per nn farlo soffrire più di tanto? come lo avreste accudito? poteva rimanere a casa o in un ospedale terminale? insomma quello ke vorrei più sapere, ma forse solo DIO lo sa, si possono fare o far assumere cose giusto perchè fosse l’ultima volta? qual è il modo giusto o migliore da fare? nn so se mi sono spiegata, forse è meglio ke vi dica per spiegarmi meglio: chiaramente voi nn sapete ke è l’ultimo giorno di vita di vostro padre, andreste mai a trovarlo in un ospedale terminale e vi mettereste a mangiare e bere vino e birra di fronte a lui e gli fareste anke mangiare del gelato e degli alcolici per farsì ke abbia un pò di non so ke…forse dire ke è l’ultimo gelato? l’ultimo bichier di vino? l’ultima birra?
voi da dottore o da figlio cosa avreste fatto?
per favore, rifletteteci.
RISPOSTA
ahi me, quando si ha davanti un periodo di vita che è senz’altro minore di quello che è già passato, tutta quella vita ancora da vivere sarà comunque costellata di pensieri ricorrenti in cui noti che è l’ultima volta che fai una certa cosa, un certo sport, un determinato lavoro, che trovi piacere in una determinata cosa et c. Non è solo allora il caso di un malato terminale, come dovrebbe essere suo padre, che è già nel numero dei fortunati per essere vissuto 6 anni con un glioblastoma, ma anche il caso di chi solo invecchia e che si trova sempre a pensare, ad ogni tappa del suo invecchiamento, “è l’ultima volta che faccio questo” oppure è “ultima volta che faccio quell’altro”. Purtroppo o per fortuna nella fase terminale del glioma maligno il paziente non può neppure rammaricarsi per questi pensieri perchè è la sua patologia che li rimuove dalla mente (o meglio, toglie la mente, fa diventare “demente”, il paziente). Quindi, perchè non dargli il gelato, o un bicchiere di vino, se pure questa fosse l’ultima volta. Certo verrete a saperlo presto voi, ma non lui. Lui non lo sa ora e non lo saprà mai. Nè può dolersene così, anzi può darsi, in questi semplici offerte, che ripeschi nel ricordo un barlume della felicità passata, nell’appiattimento delle emozioni che già lo sommerge.