DOMANDA
Buongiorno, da 4 anni convivo con un 37enne più giovani di me, che in passato ha avuto problemi di tossicodipendenza. Alcuni tratti critici della personalità sono rimasti: l’impulso a mentire (anche su piccole cose); l’incapacità di prendere decisioni autonome; l’inaffidabilità sui programmi di coppia; e questo suo sentirsi un po’ speciale, diverso dagli altri, quasi avente diritto ad un “indennizzo” morale, e quindi problemi nel trovare lavoro, nel vivere un’invalidità fisica (peraltro risolvibile); e soprattutto la scarsa considerazione di chi gli sta intorno, a partire da me. Io, dice, investo troppo nella coppia, la sua priorità invece è “stare tranquillo”, non doversi occupare di me, ovvero: occuparsi solo di se stesso.
A mio avviso è come se vivesse in equilibrio su un filo, dove se si sporge per allungare una mano a qualcuno, rischia il precario equilibrio.
Mi chiedo se i tratti narcisistici e i problemi di dipendenza siano correlati; e con che sequenza causa-effetto? ovvero il “narcisista” in quanto tale può andare incontro a problemi di dipendenza, o chi ne ha avuti tende a comportarsi da narcisista per una sorta di auto-difesa ?
grazie per la sua attenzione.
Cordiali saluti.
Sonia
RISPOSTA
carissima Sonia,
credo che la sua domanda esplicita possa trovare una risposta più esauriente da uno psicologo clinico, con specifica esperienza nell’ambito delle dipendenze.
E’ comunque cosa frequente ritrovare più problematicità a carico di una stessa persona. Si parla appunto di co-morbilità. Vi è però anche un’altra tendenza: quella a voler riscontrare ‘problemi’ (che pur magari ci sono…più o meno…ma che vengono ingigantiti o considerati ‘per sempre’, quasi come dei tratti di personalità) o a voler individuare ‘quadri’ (più o meno patologici) o legami di causa-effetto… magari per meglio ‘prevedere’ ciò che sarà.
Fa parte del bisogno di controllo e di conoscenza che anima tutte le creature.
Il mio incoraggiamento è quello di affiancare a questa lettura quella delle forze, delle potenzialità, che possono fare intravvedere un futuro che potrebbe essere diverso dal presente e dal passato.
Fra le righe mi pare però di leggere nel suo scritto diverse domande implicite che provo ad elencare.
1) lui può cambiare ?
2) riusciremo a fare una famiglia ?
3) che posto occupo nella sua vita?
Il cambiamento – in generale – è (quasi) sempre possibile, ma tendenzialmente richiede sforzo, impegno e la volontà di ‘costruire una nuova vita’.
Forse da questo possibile nuovo indirizzo di vita può nascere la progettualità e la reciprocità che caratterizzano la vita di coppia. A volerlo dovete necessariamente essere in due.
Lascio a lei rispondere alla terza domanda con due indicazioni: a) entri in contatto con se stessa, senza giudicare le sue emozioni, ma accogliendole ed ascoltandole: vedrà che le diranno molte cose, b) ricordi di amare se stessa. E’ fondamentale, assolutamente necessario per riuscire ad amare gli altri, c) può cambiare il modo di vedere e affrontare le cose, può anche cambiare molto di sé….. ma difficilmente riuscirà a modificare gli atteggiamenti e le vedute degli altri…. Possiamo scegliere al massimo per noi stessi e semmai accompagnare gli altri verso gli stessi percorsi che loro però dovranno fare.
Lei non può eventualmente sostituirsi a lui, né peggio ritenersi responsabile (colpevole?) dei suoi atteggiamenti.
Può invece interrogarsi, rientrare in sé, scoprirsi, ‘stare sola’…..e lasciare lui ‘solo’ perché possa fare quel pezzo di strada che lo potrà eventualmente condurre alla ricerca di una compagnia, di una vita impegnata sul piano del lavoro e delle relazioni, anche con se stesso.