DOMANDA
Io ogni giorno mi sveglio e mi rendo conto di quanto il tempo stia passando,mi ricordo ancora quando avevo 18 anni e dicevo ho 18 anni,mi ricordo quando avevo 16 anni e dicevo che ho 16 anni,ora mi ritrovo a dire che ho 25 e tra poco dovrò dire 26 30 40 e cosi via.Lo so che in numero degli anni non è importante perche l importante è vivere,anche se a 30 anni ,di certo nessuno mi dirà che sono ancora una ragazzina,o che sono giovanissima!! Mi vengono in mente strani pensieri,a far si che io possa rimanere cosi per sempre,io non mi immagino infatti a 40 anni o 60 o 80 ,è una cosa che gia rifiuto oggi figuriamoci se arriverò a quell età e dovrò usare la parola donna o signora e anziana e matura.Vorrei scappare da tutto questo .So anche che la giovinezza della mia pelle non sarà cosi per sempre e mi divrò scontrare con rughe lassita acciacchi ecc ecc ,una cosa che gia solo a pensarci mi sento male.come superare questa paura?grazie
RISPOSTA
Cara signora,
mi sembra di capire che lei abbia 25 anni; immagino che questo pensiero di invecchiare sia iniziato di recente (o ce l’ha sempre avuto?). La sua paura non è un’aberrazione; anzi a me pare che esista da sempre e che sia particolarmente condivisa e sostenuta nel mondo in cui viviamo. Siamo la generazione di esseri umani destinata alla maggiore longevità che ci sia mai stata sulla terra; siamo diventati capaci di contrastare moltissime malattie e lenire gli effetti dell’invecchiamento. Oggi non è più prevista la vecchiaia, come non è prevista la povertà, non sono previste le malattie e tantomeno è prevista la morte. Uso il verbo “prevedere” invece di “accettare”, che forse sarebbe più appropriato, perché mi interessa questo “vedere prima”, che le crea disagio: lei pensa alla vecchiaia fin da ora, da giovane, e la sua paura è una specie di anticipazione di quello che inevitabilmente succederà, nonostante tutto.
Secondo me, lei è più saggia della maggior parte delle persone. Lei si pone il problema di come accettare la vecchiaia e la morte, invece di ignorare il problema o illudersi di rimanere giovane in eterno.
Ma qui torniamo al verbo “accettare” di cui parlavo prima; accettare la vecchiaia non significa ignorarla o non pensarci. Noi uomini abbiamo il dono della coscienza, abbiamo memoria di noi stessi e cognizione del tempo che passa, e pertanto sappiamo in anticipo che invecchieremo e che moriremo. Lei ad esempio ricorda sé stessa da ragazza, e immagina con nitido orrore sé stessa a 40 anni e più.
Allora, dato che lei già è avanti rispetto alla gente che ignora o rinnega la vecchiaia, il mio consiglio è di continuare a pensarci, ad immaginarla, e di farlo come un compito quotidiano. La mattina, prima di alzarsi, mantenga gli occhi chiusi e immagini ogni minimo dettaglio: un giorno può penasre al contorno dei suoi occhi, un altro giorno al suo sorriso, un giorno alla pelle delle sue mani, e via dicendo. Immagini un particolare a 41, a 42, a 43, a 44… e così via fino a 89, 90, 91… e infine nel giorno della sua morte. Decida lei se dedicare a questa esercitazione un quarto d’ora, mezz’ora oppure un’ora, e se farlo ogni giorno oppure a giorni alterni. Questa pratica dovrebbe avere due vantaggi: il primo è che a lungo andare dovrebbe aiutarla a prepararsi, ad abituarsi, e accettare quello che succederà; il secondo vantaggio è che potrebbe alleggerirsi un po’ del problema durante il resto della giornata.
Questo è in sostanza il vero senso del famoso “carpe diem”: non già ignorare il tempo che passa e la morte, ma vivere appieno, nella piena consapevolezza di tutto questo.