DOMANDA
Sono un nonno sessantenne, docente di Lettere in pensione, decisamente preoccupato per il ritardo, ormai significativo, che i propri primi due nipotini, gemelli eterozigoti, accusano nello sviluppo del linguaggio.
Sono due bei maschietti Luca e Federico di due anni e mezzo che sentono benisimo e che dimostrano di capire perfettamente ciò che avviene attorno loro, capaci di fornire, operativamente, risposte adeguate e coerenti con quanto viene loro richiesto.
Sul piano del linguaggio verbale, al di là di alcune sillabe come “ma” e “pa”, correlate in modo corretto, sia foneticamente che concettualmente alle parole e alle figure di mamma e papa’, o come “pi” e “ghe”, con codice semantico da essi stessi fissato, per chiamarsi
vicendevolmente ( pi = Luca ghe = Federico), sono “fermi” ad un linguaggio gestuale con l’uso soprattutto della mano per indicare o richiamare l’attenzione, oppuro fonico, nel senso dell’utilizzo di un vasta gamma di suoni e “versi” per esprimere sentimenti,sensazioni e anche convincimenti.
Mia figlia, la mamma dei bimbi. ogni giorno che passa, sempre più angosciata per questo ormai evidente ritardo linguistico, mi chiede cosa può fare, subito, per colmare questo deficit. Finora le ho detto di pazientare, di lasciare lavorare il tempo. Posso ancora farlo? Oppure deve imboccare il “Tunnel” dei consulti e degli accertamenti specialisti, portando i due gemellini da psicologo, neuropsichiare, logopedista, ecc? Il suo consiglio sarà prezioso. Grazie
RISPOSTA
caro Professore,
se la situazione è quella che descrive, di due bambini che capiscono e sono in piena comunicazione con il mondo che li circonda, che dimostrano di comprendere il contesto e sanno esprimersi con un linguaggio gestuale significativo e con qualche produzione verbale, seppur ancora primitiva, non mi sembra che la situazione sia allarmante. Certo lo sviluppo del linguaggio è in lieve ritardo, ma tenuto conto della gemellarità e della , immagino, probabile prematurità ci sono i margini per un’ulteriore attesa di evoluzione spontanea. Certo potrebbe essere utile in questi mesi sostenere il codice comunicativo dei bambini con un’interazione intensa e partecipata, cercando di collegare ad un contenuto tutte le loro espressioni verbali, ripetendo poi la parola corretta. E’ il momento , niente di meglio per un nonno, di raccontare tante “storie” che permettano ai bimbi di costruire un mondo di significati. Se fra qualche mese la situazione non è migliorata, un incontro con un neuropsichiatra infantile che vi indirizzerà da un buon logopedista, magari solo per qualche consiglio più diretto potrà solo essere di aiuto e non di disturbo.
Cordiali saluti
Prof. Elisa Fazzi