Epilessia: piccolo male

    DOMANDA

    Gent.mo Dott. Campostrini, ho 26 anni ed è da circa 6 mesi che mi è stata diagnosticata un’epilessia che si manifesta con crisi di assenza di circa 1′, precedute sempre da uno stato d’ansia (stretta allo stomaco) e da strane sensazioni a scatto dal torace alle braccia.

    La sto curando con Keppra 2000+Lamicral 400 al dì.Le crisi sono diminuite e le aure quasi scomparse.

    Probabilmente il problema esisteva già da 1 anno, ma non ho mai avuto crisi, solo aure, e il mio neurologo sostiene che la pillola anticoncezionale che usavo (sospesa ora) fungesse da antiepilettico.

    Il mio medico di famiglia sostiene invece che, per tenere a bada le mie crisi, non ci sia bisogno di tutti questi medicinali, ma che il tenermi impegnata (lavoro, studio, attività fisica, insomma qualcosa a cui possa dedicare attenzione) possa essere per me una cura più efficace.

    Cosa ne pensa? Le crisi possono essere evitate così, oppure avvengono a prescindere da tutto?

    La ringrazio in anticipo,

    cordialità, Margherita

    RISPOSTA

    Cara Margherita, è noto che l’attenzione possa in alcuni tipi di crisi servire da deterrente per le crisi o che certe crisi siano ad es. più facilmente evocate da stati d’animo particolari. Tutto dipende dall’area cerebrale da cui partono. Sostanzialmente però per parlare di epilessia le crisi devono avvenire spontaneamente e certe situazioni possono, ma non obbligatoriamente lo fanno, favorire o inibire il loro insorgere. Esistono anche altri fattori che possono favorire o inibire le crisi: uno, noto da molto tempo, è la stagionalità: nella stagione primaverile si ha in media una maggior incidenza di crisi per l’influenza che i fattori stagionali hanno sul fisico; un altro, a cui fa riferimento il suo curante, è la sensibilità nella donna ai picchi ormonali del ciclo mestruale che possono favorire o inibire la crisi sempre a seconda dell’area e delle modalità di partenza di quest’ultima. In conclusione non esistono regole generali ma ciascun caso è a sè stante e la terapia va modulata anche tenendo conto di queste peculiarità, anche sfruttando la sinergia di azione di più molecole, magari a dosaggi più bassi che se il farmaco fosse da solo.