gestire i propri pensieri

    DOMANDA

    Buongiorno

    volevo chiedere se per gestire i propri pensieri sono più eficaci metodiche di derivazione cognitivo comportamentale oppure le tecniche di rilassamento e concentrazione in particolare il training autogeno

    RISPOSTA

    Cara anonima lettrice (o caro lettore, non si sa),

    chissà che cosa vorrebbe ottenere quando dice “gestire i propri pensieri”?

    La sua richiesta fa genericamente riefrimento alla spiacevole – e a volte persino inquietante – sensazione di non gestire i propri pensieri. Ma questo può fare capo a fenomeni molto diversi tra loro, perché esistono diversi tipi di pensieri “ingestibili”. Solo per fare due esempi comuni, ci sono pensieri che ruotano attorno al tentativo di prevedere e di scongiurare un evento negativo, più tipici degli ansiosi; o pensieri più tipici dei depressi, in cui si torna all’infinito sulle medesime riflessioni negative. Un terzo e più eclatante esempio può addirittura essere quello delle “voci nella testa”, che influenzano i pensieri al di fuori della propria volontà.

    Quindi, per farla breve, prima di scegliere un metodo di intervento, bisogna innanzitutto capire meglio come sono questi pensieri che si desidera “gestire”.

    Tuttavia, i più moderni orientamenti psicoterapeutici forniscono uno spunto molto interessante a proposito della sua domanda. In effetti, la distanza tra le tecniche di tipo cognitivo-comportamentale e l’approccio basato sulla meditazione si sta sempre più riducendo. L’idea di acquisire il controllo dei pensieri mediante uno sforzo di volontà sembra meno promettente dell’idea di lasciarli scorrere per aumentare il livello di consapevolezza. Oggi esiste una terapia, basata su questa concezione di stampo Buddista, che si chiama “Mindfulness” e che sta ottenendo sempre maggiori riscontri anche dal punto di vista dell’efficacia. Questo approccio è integrato con le terapie di stampo congnitivo-comportamentale, e non in contraddizione con esse. ad ogni modo, per rispondere alla sua domanda, direi che la ricerca sulla “gestione dei pensieri” sembra aver spezzato una lancia a favore della meditazione.