DOMANDA
Buonasera professore,
vorrei chiederle un consiglio:tempo fa ho perso un familiare,col quale non avevo un legame intenso che mi portasse a confidarmi o ad esprimergli il bene che potevo provare nei suoi confronti,in quanto le visite che settimanalmente mi accingevo a fargli erano spesso “obbligate”. Mi spiego meglio,era un altro mio familiare che mi obbligava ad andarci,dico “obbligava”,perchè nel caso in cui non l’avessi fatto,mi avrebbe colpevolizzato. La persona che ho perso,era molto lamentosa e le sue offese e lamentele mi allontanavano continuamente da ciò che potevo pensare di positivo sul suo conto.Alla sua morte non ho versato una lacrima,tanto che i miei credevano stessi malissimo perchè non parlavo.Ma in realtà ero in silenzio,xchè mi sentivo liberata dalla sua presenza.Quando la mia famiglia rimpiange la sua scomparsa,io ribadisco loro che sono felice che non ci sai più.
Perchè provo così tanto rancore nei suoi confronti ed ho rimosso ogni esperienza positiva?
La ringrazio per il suo aiuto
RISPOSTA
gentile signora,
come facilmente immagina dare una risposta esauriente alla sua domanda implicherebbe una approfondita conoscenza della sua storia personale e del tipo di relkazizone che la univa alla persona di cui mi parla. Ciò che posso dirle è che quando subiamo in qualche modo quelli che ci sembrano dei ricatti affettivi, finiamo col vivere una situazione che può diventare esasperante, al punto da desiderare che finisca il prima possibile, e, quando accade, non possiamo che sentircene liberati.Non sempre si soffre quando perdiamo una persona. Tutto dipende da ciò che il rapporto con questa persona è stato per noi
cordialmente