Gestione disprassia

    DOMANDA

    Gentile dott.ssa Ferrari,
    Sono un’Insegnante di scuola primaria,classe seconda,e facendo attività laboratoriali in Immagine ho notato come la maggior parte dei bambini sia maldestra nel ritagliare,piegare, fare nodi ed attivita’ simili.
    Essendo pro-attività manuali,dove il bambino impara, sviluppa abilita manuali e cognitive, stavo pensando di dedicarvi un tempo significativo(anche solo per imparare nodi e fiocchi) magari a discapito di altre attività piu propriamente curricolari,ma…d’un tratto mi sento confusa e non piu cosi capace di argomentare questa mia eventuale scelta.
    Il tutto rilevando che questa difficolta e’ presente in modo grave in 2 bambini che a livello cognitivo sono nella norma se non addirittura sopra.
    La domanda che mi faccio e che le “giro”: ma e’ un problema essere disprassici?che cosa perde un bambino ad esserlo? Perche’ come educatrice sarebbe bene me ne facessi carico?gli alunni a cui sto pensando sono scolasticamente parlando molto positivi e molto selettivi nelle scelta dei compagni, la loro grafia ovviamente legnosa e non proprio “gradevole”.
    Nella speranza di aver esposto chiaramente i termini del mio interrogarmi la ringrazio anticipatamente per l’attenzione che vorrà riservarmi.
    Cordialmente
    Lucia

    RISPOSTA

    Gentile Signora Lucia, le attività manuali sono molto importanti per tutta l’infanzia, non si tratta infatti soltanto di motricità, ma anche e sopratutto di stimoli per la mente. Operando concretamente il bambino si rende conto di una serie di rapporti – da quelli più semplici a quelli complessi – che non sono soltanto di ordine spaziale, fisico o sensoriale ma anche di ordine logico e cognitivo. Ecco perchè è importante che facciano concreamente delle attività e che non si limitino a guardare ciò che accade sugli schermi. Continui pure ad usare il suo metodo attivo senza ripensamenti.
    Per quanto riguarda poi la disprasia, in forma lieve riguarda circa il 5% dei bambini. La forma grave è molto evidente perchè nel fare concretamente le cose, nell’esprimersi e nel pensare il bambino non rispetta le sequenze. In questi casi è utile far visitare il bambino da un neuropsicologo e sucessivamente farlo seguire da un logopedista.
    Anna Oliverio Ferraris