DOMANDA
Le scrivo per conto di mia madre, 83 anni, che da un pò di tempo soffre di spondiolistesi. A nulla sono valse le terapie mediche e riabilitative per ridurre il disagio e il dolore della malattia. Solo il cortisone nella fase iniziale concedeva una tregua ma poi risultava inefficace.Al momento mia madre assune solo degli antinfiammatori tipo Mesulid, con effetto insignificante, Indossa un bustino ortopedico per bloccare la parte. Il dolore ad una delle gambe è forte.Le chiedo dall’alto della sua esperienza se può essere efficace l’assunzione del farmaco tipo Palexia per ridurre il dolore o in subordine suggerire altra iniziativa.La ringrazio per la risposta
RISPOSTA
Gentile signore
La Spondilolistesi è uno scivolamento in avanti del corpo vertebrale, del peduncolo e della faccetta superiore, lasciando arretrati il processo spinoso, la lamina e la faccetta articolare inferiore. Questo causa un’instabilità vertebrale che può portare a stenosi del canale vertebrale con claudicatio midollare e dolore neuropatico. L’esame obiettivo può avere scarse evidenze nella manovra di elevazione dell’arto inferiore a gamba estesa, mentre la debolezza e l’atrofia muscolare possono essere simmetriche, così come la riduzione dei riflessi osteotendinei. Le alterazioni elettromiografiche tendono ad essere minime a causa della gradualità della compressione anche se alcuni potenziali di fibrillazione possono essere indicativi di malattia in atto. I potenziali evocati possono essere utili per decidere se intervenire chirurgicamente o meno, permettendo di verificare le sedi di compressione midollare.
Uno slittamento maggiore del 25% può compromettere i nervi che decorrono a livello rachideo. In questo caso bisogna decomprimere il midollo chirurgicamente e di solito si richiede una stabilizzazione della colonna vertebrale. Comunque molti pazienti con slittamento del 50% o più non hanno problemi a meno che l’invecchiamento non determini una stenosi del canale vertebrale dati da un’irrigidimento progressivo dei tessuti capsula-legamentosi. Bisogna inoltre escludere tutte le cause di lombalgia- lombosciatalgia (faccette zigoapofisarie, articolazione sacroiliaca, protrusioni discali, cause neurologiche primitive e secondarie, legamenti, muscoli, trigger point)
Una volta compresa la causa, il trattamento consigliato è riduzione dell’attività, riposo, esercizi in flessione graduali. Il trattamento farmacologico è molto complesso con l’utilizzo di FANS, corticosteroidi, Oppioidi, antidepressivi, anticonvulsivanti, psicolettici ed ansiolitici. Da un punto di vista chirurgico il trattamento potrebbe essere una decompressione e artrodesi per slittamento progressivo e sintomi radicolari. Sino ad arrivare anche al posizionamento di uno stimolatore midollare o una pompa intratecale.
Il palexia potrebbe essere utile, ma non credo sia sufficiente, per questo le consiglio una corretta diagnosi clinica presso un centro di Medicina del Dolore qualificato, una valutazione neurologica, un’eventuale elettromiografia e potenziali evocati, studio del grado della spondilostesi con RX della colonna in dinamica, una valutazione neurochirurgia.
Un trattamento Manuale Medico Osteopatico lo ritengo non indicato.
Cordialmente
Dott Mosè De Iaco
Medico Osteopata. Specialista in Anestesia Rianimazione e terapia del Dolore