DOMANDA
Egregio professore, sono una ragazza di 30 anni, e da alcuni anni ho delle modeste protrusioni discali, a livello di L3-L4,L4-L5,e L5-S1.
Eseguo nuoto e esercizi posturali, mi sento meglio, anche se ciclicamente i dolori lombari, pur se non forti, si ripresentano.
Volevo chiederle, poiché come lavoro faccio la collaboratrice domestica, posso aiutarmi indossando un corsetto limitatamente alle ore di lavoro?
Se si, può consigliarmi qualche modello?
In attesa di una risposta, porgo distinti saluti.
RISPOSTA
Nei casi in cui la lombalgia è particolarmente intensa e il soggetto deve sostenere degli sforzi, può essere utile il corsetto. Ne esistono diversi modelli, più o meno rigidi, cinture, fasce, corsetti; essi hanno le seguenti funzioni:
. proteggere passivamente la colonna mantenendo la fisiologica lordosi lombare;
. ridurre il carico meccanico sui dischi intervertebrali;
. limitare la mobilità del rachide lombare e, in particolare, ostacolare il movimento dannoso di flessione.
Per questi motivi può essere utile l’uso del corsetto per un periodo limitato, soprattutto per i soggetti in cui la lombalgia è sorta come conseguenza di un abituale uso scorretto del rachide. Il corsetto migliora passivamente il controllo neuromotorio e permette di eseguire i movimenti con più sicurezza durante la riabilitazione.
Va precisato che l’uso del corsetto va limitato alla fase acuta ed è bene che non venga protratto per lunghi periodi. Appena il dolore diminuisce, man mano che i muscoli addominali e dorsali riprendono il loro trofismo, è importante abbandonare gradualmente tale sostegno passivo, per evitare i suoi effetti dannosi: lesioni della pelle, disturbi gastrointestinali, aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca. Inoltre, il suo uso prolungato provoca debolezza muscolare, decalcificazione della colonna vertebrale e rigidità articolare.
Infine, a chi indossa il corsetto occorre ricordare che alla sua rimozione dovrà muoversi come se lo avesse ancora, proteggendo la sua colonna non passivamente con un tutore ortopedico, ma attivamente, cioè con un corsetto muscolare.
Fatte queste premesse, lei comprende come la miglior soluzione sia, non usare il corsetto ma conoscere la colonna vertebrale, imparare a usarla bene nelle posture e nei movimenti quotidiani; occorre, cioè, fare in modo che ogni movimento quotidiano sia occasione di esercizio e non di usura o di astensione per paura.
La sua attività professionale costituisce un fattore di rischio per colonna vertebrale perché porta a curvare spesso la schiena. Le aggiungo qualche consiglio specifico.
Innanzitutto deve conoscere la sua lordosi lombare: stando in piedi, di fianco ad uno specchio, può osservare che a livello lombare la colonna non è diritta ma presenta una concavità definita lordosi lombare. Per usare correttamente la colonna deve mantenere tale curva nelle posture, nei movimenti e soprattutto durante gli sforzi.
Se lei non presta attenzione il suo lavoro la porta a curvarsi spesso in avanti; di conseguenza deve utilizzare i seguenti accorgimenti.
Per fare le pulizie usi una scopa con un manico sufficientemente lungo: essa permette di lavorare senza curvare la schiena.
La tecnica dell’affondo anteriore permette di mantenere la lordosi lombare e di distribuire bene lo sforzo sugli arti inferiori durante l’uso dell’aspirapolvere.
Naturalmente la soluzione migliore per evitare di flettere il rachide è quella di utilizzare un piano di lavoro della giusta altezza, cioè poco più basso dei gomiti.
Quando il piano di lavoro è troppo basso e non è possibile alzarlo, per non curvare la schiena occorre piegare leggermente gli arti inferiori e inclinarsi facendo perno sulle anche. È un accorgimento che possiamo utilizzare, ad esempio, per lavarci. In questo caso, come ulteriore difesa per ridurre la contrazione muscolare possiamo appoggiare gli avambracci sul lavabo.
Quando il piano di lavoro è troppo basso e si ha un arto superiore libero, è possibile utilizzarlo come appoggio per ridurre lo sforzo e per mantenere le curve fisiologiche assumendo la posizione di affondo anteriore. È un accorgimento da utilizzare, ad esempio, per lavarsi i denti.
Se invece tutti e due gli arti superiori sono impegnati e non è possibile far forza su di essi, è bene appoggiare il bacino e le cosce anteriormente al lavabo: è una soluzione valida per l’uomo che si fa la barba e per la donna che si trucca e per chi lava i piatti.
Per altre attività è utile appoggiare il bacino posteriormente alla parete: è un accorgimento che permettere di evitare la flessione del rachide localizzando la flessione a livello delle anche. Ad esempio, può mettere in pratica questo consiglio per stirare.
La soluzione migliore per abbassarsi è sempre piegare gli arti inferiori: può utilizzarla per fare il letto, per aprire un cassetto basso, per fare giardinaggio, per caricare la lavastoviglie o la lavatrice.
Vediamo i diversi accorgimenti validi per fare il letto: spostare un piede in avanti e piegare gli arti inferiori fino ad appoggiare un ginocchio a terra nella posizione del cavalier servente; piegare gli arti inferiori.
Per indossare le calze è bene sedersi e flettere l’arto inferiore. Nella stessa posizione possiamo allacciarci le scarpe. Oppure, possiamo scegliere tra altre due soluzioni: piegare gli arti inferiori appoggiando un ginocchio a terra oppure, stando in piedi, appoggiare il piede su di uno sgabello.
Cordiali saluti
Benedetto Toso