DOMANDA
Gentile Dott., le scrivo perchè soffrendo da anni di questa patologia, il mio medico mi aveva prescritto degli antivirali in modo da diradare le recidive, solo che ho notato che nel momento in cui interrompo l’assunzione, dopo qualche mese, a causa di stress psico-fisico esso ricompare. Diversi medici sostengono che i prodotti topici non sono efficaci nell’arrestare la comparsa dell’herpes, ma al massimo possono accelerare i tempi di guarigione, quindi la cosa migliore da fare è assumere al bisogno l’antivirale per bocca.
In base alla Sua esperienza fare cicli di antivirali è davvero utile per la prevenzione delle recidive, oppure conviene trattare l’episodio singolo: 1 gr valacyclovir ogni 8 ore per 3 volte e basta (addirittura negli Usa la dose totale è di 4 gr in 2 somministrazioni) .
La mia paura è col tempo si possa creare resistenza del virus agli antivirali.
Grazie mille!!!
RISPOSTA
Allo stato attuale l’unico modo di evitare o quantomeno limitare le ricorrenze è la terapia soppressiva cronica. Questa si usa per l’herpes genitale con buoni risultati e spesso dopo 9 mesi di trattamento si può avere una recidiva, ma quella che conta è la seconda che può ritardare anche molto tempo. Per il labiale non ci sono molte esperienze, ma dovrebbe funzionare nello stesso modo. La terapia locale con antivirali, se effettuata con prodotti contenenti adeguate concentrazioni di glicol propilenico, che permette la penetrazione del farmaco, ha qualche efficacia nell’accellerare la guarigione dell’herpes labiale ed è sconsigliabile nell’herpes genitale.
La terapia episodica modello USA funziona bene se assunta prima della comparsa delle lesioni, al momento del formicolio e del dolore, e quindi è di minore efficacia in quelli che non presentano sintomi prodromici. Il problema della resistenza agli antivirali sussiste quasi esclusivamente in persone che hanno una compromissione del sistema immune poichè il virus che si riattiva è quello dell’infezione originale e ceppi divenuti resistenti agli antivirali non danno latenza nel soggetto immunocompetente.
Cordiali saluti
prof Antonio Volpi