Litigare davanti a un bimbo è sbagliato?

    DOMANDA

    Salve. Sono un abbonato a OK salute.
    Io e mia moglie litighiamo spesso (secondo lei), con toni più o meno accesi. Ora abbiamo una bimba (9 mesi) e capita che il litigio avvenga davanti alla bimba. Mia moglie dice che è molto dannoso per la piccola. Io mi sforzo di trattenermi ma è veramente molto difficile.
    E’ vero che non bisognerebbe litigare davanti a un bimbo? Se si, quali conseguenze per mia figlia se non si riesce a gestire la situazione?
    Grazie
    Corrado

    RISPOSTA

    Caro Corrado,
    quando un marito litiga con la moglie noi adulti sappiamo che è un fatto normale e non un pericolo mortale (salvo rare e tragiche eccezioni); per sua figlia però le cose non stanno così, e sua moglie reagisce istintivamente di conseguenza.
    Sarò più chiaro: sua moglie le dice una cosa vera, è dimostrato che litigare in presenza di bambini, specialmente così piccoli, è dannoso per la loro salute.
    Ecco il perché; l’esposizione ripetuta a situazioni che il bambino può percepire come di minaccia alla sua sopravvivenza può interferire con il suo sviluppo producendo alterazioni che avranno ripercussioni a lungo termine. Teniamo presente che un bambino di pochi mesi ha una visione di sé e del mondo simile a quella di un cucciolo nella jungla; se nell’ambiente circostante qualcuno assume atteggiamenti minacciosi o aggressivi verso il bambino o verso la madre, per il bambino questo significa “pericolo mortale”, e in tali condizioni si attivano dei meccanismi biologici di sopravvivenza adatti alle condizioni di emergenza; se le condizioni di pericolo perdurano, il funzionamento del bambino si stabilizzerà su questi meccanismi di emergenza, impedendo la messa a punto di modalità di funzionamento mentale più complesse e sofisticate che richiedono, per svilupparsi, delle condizioni favorevoli di sicurezza.
    Voi due siete adulti, vi conoscete da tempo, e come coppia avete tutto il diritto e forse persino bisogno di litigare. Ma il bambino ha bisogno di non sentire ruggiti nella sua tana, e di percepire che la sua mamma, da cui dipende la sua sopravvivenza, è serena e non si sente in alcun modo minacciata.