DOMANDA
Gent.ma Dott.ssa Moè,
mi chiamo Maria ho 26 anni, le scrivo in un momento di profonda insicurezza e sconforto, ho un problema con l’università che non riesco a finire pur mancandomi pochi esami. Non ho più voglia di studiare e cerco lavoretti tappabuchi per non sentirmi del tutto inadeguata anche agli occhi di tutti i miei amici che hanno vite e carriere riuscitissime. Quando tento di concentrarmi su un esame arrivo a non studiare seriamente fino al giorno prima, ed ultimamente ho cominciato ad innestare un meccanismo di bugie fino a credere che siano davvero la realtà. Mi sento in colpa per tutto,per non riuscire a rendere orgogliosi i miei genitori ed il mio fidanzato il quale si aspetta che io termini a breve l’università per cominciare una vita diversa (obiettivo che voglio raggiungere anche io), mi sono sentita in colpa anche dei miei problemi di salute ho pensato “mica saranno così tanto gravi”. Ho tante passioni che temo mi portino via tanto tempo, che non voglio sprecare… Mi vergogno a chiedere aiuto, dovrei riuscire da sola a concentrarmi e portare a termine i miei obiettivi, ma non ci riesco mi distraggo e l’obiettivo svanisce OGNI VOLTA. Sono stanca di prendermi in giro, il punto è che mi sento di non trovare una via d’uscita… non vorrei deludere nessuno, nemmeno me stessa.
La ringrazio anticipatamente.
RISPOSTA
Maria,
in linea teorica, una persona si sente in colpa quando ritiene di non fare (dire, pensare) ciò che vorrebbe (o viceversa di fare, pensare, dire cose inopportune/inadatte), mentre si vergogna allorché le sembra di non essere come altri dicono dovrebbe.
La colpa si lega a dei comportamenti (omissioni o commissioni). La vergogna ha a che vedere con la nostra essenza, con l’identità. La colpa è particolarmente legata agli obiettivi (di solito personali), la vergogna a come ci presentiamo agli altri (si tratta di una emozione sociale).
Sul versante pratico lei dichiara una duplice sofferenza per la persona che è agli occhi degli altri (da cui la vergogna) e per le cose che fa (non fa) anche per se stessa (origine del senso di colpa).
E’ naturale che – in questo quadro si dichiari insicura e rilevi ‘sconforto’…. Il temporeggiare, il non decidersi, insomma il procrastinare è un evidente sintomo di problematicità.
Dubito che questo che lei riferisce come ‘fase acuta’ non sia piuttosto un problema di un po’ più lunga data che ora semplicemente si aggrava e dà le più evidenti manifestazioni.
Risulta pertanto difficile, da uno scritto, rintracciare la fonte di questo pullulare di sofferenza.
Cerco quindi di stare sull’esistente, almeno arginando alcuni dei sintomi che lei dichiara, ben consapevole che lei sola può trovare non solo le vie d’uscita, ma i percorsi che l’hanno portata fino a qui.
La inviterei quindi a chiedersi
1) quali sono i SUOI valori ? Provi, in un momento di tranquillità (di silenzio e solitudine) a stilare una lista SUA di cose importanti per lei…. non rifletta su cosa altri le chiedono o l’ambiente le ‘impone’, sull’opportunità, né sulla fattibilità. Stia piuttosto davvero su quei valori che lei Maria sente di cuore essere ciò per cui ha senso spendere la vita
2) per chi fa ciò che fa ? Vi sono due possibilità: ‘per se stessa’ e/o ‘per gli altri’…. Spesso le due convivono, ma una deve pur prendere il sopravvento … Se è ‘per se stessa’ si chieda quale (chi davvero è o la persona che le fanno credere dovrebbe essere ?) . Se è per gli altri: quali altri (vi possono essere discrepanze fra le attese delle persone significative per lei) e che peso hanno le loro attese ? …. E’ la mia vita o quella che loro desiderano per me ? Gestisco i miei obiettivi e le mie attese o sono un contenitore delle loro aspettative ?
3) cosa se ne fa dei giudizi altrui, reali o temuti ? Il giudizio può costituire un feedback, un metro, un indicatore, un suggerimento …. ma può anche agire da freno …. il timore di un giudizio (negativo) può condurre a non mettersi in gioco …. un giudizio reale può fare bloccare future iniziative…. I giudizi degli altri sono suoi nella misura in cui li accoglie…. come strumenti di crescita piuttosto che ….. provi lei a completare.
Una volta che avrà risposto a queste domande credo che troverà sentieri più sereni e più suoi da percorrere …. Si ricordi che ‘Conta ciò che noi facciamo della vita, non quanto la vita fa di noi’ e che ‘Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso …. e aggiunge …. non darglielo mai!’
Le auguro di trovare il momento migliore per rispondersi e di trarre dalle risposte una vita più serena e maggiore forza per affrontare i momenti che lei sceglierà come suoi.