A volte ci vuole molto di piu….

    DOMANDA

    Salve, mi chiamo Elizabeth e ho 28 anni. Due anni fa ho avuto la sfortuna di essere vittima di malasanità. Ero incinta dal mio primo figlio al sesto mese e ero andata in ospedale per gestosi ma purtroppo il medico non ha saputo ricoscere la gestosi e questo ha portato la morte di mio figlio e per poco anche la mia. I danni sono stati tanti e a distanza di due anni so di essere sana. Gli esami accertano che purtroppo è stata la gestosi e niente di piu a provocare i danni. Io sono rimasta invalida,non lavoro piu perchè dovuto all’emorragia ho perso 7 dita,un ochhio e metà dell’altro senza parlare delle numerosi cicatrici che ho in tutto il corpo e un taglio cesareo orrendo,lungo 23cm.

    Non ho nessun reddito,il mio compagno è autista dei pullman quindi non abbiamo molti soldi e mi chiedevo perchè voi medici non fatte come in molti paesi che aiutano le persone come me a sorridere di piu alla vita,gratuitamente una volta ogni tanto??

    Ci sono persone che vengono da voi per le rughe,per il seno piccolo…ma non credete sia piu importante cancellare una cicatrice che fa ricordare un brutto incidente o una brutta malattia?

    Vorrei tanto questo possa diventare realtà perchè credetemi che anche per voi medici sarebbe piu gratificante aiutare chi ha veramente bisogno. A volte basta poco per farlo.

    Grazie.

    RISPOSTA

    Cara Elizabeth,

    la sua storia fa rabbrividire. Dei medici le hanno tolto un figlio, 7 dita e buona parte della vista. Dei medici le hanno tolto la sua vita di prima, lasciandole cicatrici, dolore, rabbia, desiderio di risarcimento. Eppure, il fatto che lei mi scriva dimostra che lei ancora ha fiducia negli uomini; forse, se adesso degli altri medici si dimostrassero generosi e disponibili, anche non direttamente con lei, ma con il suo prossimo, questo potrebbe bilanciare almeno in parte l’ingiustizia che lei ha subito.

    Spero che tutti, non solo i medici, accolgano il suo invito, ognuno secondo le proprie possibilità. E spero ogni giorno che tutti, non solo i medici, sappiano assumersi la piena responsabilità delle loro scelte e delle loro azioni.

    Detto questo, lungi da me l’intenzione di giustificare chi le ha recato un danno così grave; però vorrei dirle con le parole di De André che “fare il dottore è soltanto un mestiere”. Glielo dico soltanto perché non dia troppa importanza a nessuno di noi; la sua capacità di sopravvivere, il fatto che oggi lei sia ancora capace di scrivere e di invitarci a compiere delle azioni umane, vale più dei nostri titoli accademici.