DOMANDA
Gent.mo Prof.
sono un ragazzo di 35 anni. Premetto che sono mediamente religioso, ho scoperto (negli ultimi anni) il valore e la bellezza della preghiera, ma non ho mai fatto (che io ricordi) in passato sogni a contenuto o sfondo religioso. Conduco una vita normale, direi piuttosto laica.
Le racconto un sogno che mi ha colpito molto e il cui ricordo rimane in me molto vivo per l’intensità sia delle immagini che delle sensazioni provate. Mi trovo in un teatro vuoto, proprio sotto il palco e mentre sono lì capisco che mi trovo in quel luogo perché mi è data la possibilità di vedere Dio, che si trova dietro la tenda del sipario. In me si agita l’immaginazione e il desiderio di scoprire cosa c’è dietro la tenda. Ad un certo punto la tenda viene scostata (non so da chi) e con un immenso stupore dietro la tenda ci sono io, in piedi, vestito esattamente come me che sono sotto il palco (jeans e giubbotto), e soprattutto con un viso sorridente e immensamente felice. Quindi da questo terzo ipotetico punto osservante (che comunque è più spostato verso il “me” sotto il palco) vedo due “me”, uguali tra loro, che si guardano viso a viso come in uno specchio, ma sono entrambi reali, fisici. La sensazione provata è di grande gioia e serenità. Questo il sogno.
Preciso che, all’opposto, nella vita quotidiana sto affrontando da circa 1 anno e mezzo un periodo di grande ansia ed insicurezza, soprattutto nel rapporto con gli altri (conoscenti, colleghi, ecc.) che è esordito in modo improvviso
RISPOSTA
All’interno del tempio buddista principale di Kandy nello Sri Lanka, dove è conservata l’orma del piede di Buddah, vi è uno spazio di culto che ha la struttura di un teatro in quanto gli elementi sacri sono nascosti da un sipario. Nessuno può aprire quel sipario tranne i bambini. Solo ai bambini è permesso entrare in contatto con il divino. Il suo sogno sembrerebbe indicare che la sua spinta al religioso è soprattutto motivata a livello emotivo dalla presenza dell’archetipo del bambino dentro di lei. Dentro ognuno di noi, infatti, è sempre all’opera il motivo archetipico del fanciullo divino che esprime il primo tentativo di individuazione del nostro sé. Incontrare il duplicato del nostro Io che appare davanti a noi come un’immagine allo specchio esprime il tema profondo dell’io che guarda se stesso. E’ un tentativo del livello della fase dello specchio che dona all’Io una capacità di autoricomposizione narcisistica. Esiste comunque un livello che spinge al trascendente e, come nel paradiso di Dante, sembra risolversi nel riconoscere nella pupilla di Dio il proprio Io. Tutto ciò è comunque estremamente delicato per la mente, per cui nel suo sogno si tende ad un compromesso, ponendo un terzo Io che guarda i primi due.