non mi piace il mio corpo

    DOMANDA

    buongiorno,il mio stato di angoscia e cosi profonda che non vorrei che la domanda fosse catalogata come la solita insodisfazione delle donne verso il proprio corpo.Dietro il mio problema penso sia un trauma,che se riuscirei a togliere mi lascerebbe vivere la vita in pace e tranquillità. Vivo male,sono disequilibrata,qualche giorno su,qualche giorno giù,sfoghi di rabbia e depressione.Io sono stata sempre magra,e da adolescente ho capito che anche senza forme,senza seno,piatta,ma me l’hanno fatto capire loro,i miei coleghi di classe con le loro continue umiliazioni e prese in giro.Ho sempre puntato sulla bellezza del viso,dei cappelli lunghi e voluminosi per sentirmi bella,mai sul corpo.Ma adesso,che sono passati tanti anni da allora,ho 28 anni,un bambino di 7 anni,non riesco ad amarmi.Da una vita che cerco di ingrassare,riesco per un istante,poi dimagrisco di nuovo.Se dovrei conoscere un uomo(perchè sono divorziata)la mia prima preocupazione e come mi faccio vedere nuda con questo seno,senza seno,nemmeno una prima.Mi vergogno col mio corpo.Ho giorni quando mi vedo bene,mi guardo e dico,che belle gambe,niente cellulite,bel sedere,pancia piatta,punto sui pregi.Ma io mi piaccio.E che lo so che non piaccio agli altri.anche da grande ho incontrati uomini che mi facevano le battute sul seno.O diventa insuportabbile quando un uomo mi chiede che taglia ho.Col reggisseno immbottito sembro avere la seconda,terza,come fai a dirgli: LA ZERO?Aiutami a uscirne fuori.grazie mille.

    RISPOSTA

    ‘Non riesco ad amarmi’: ne è sicura ?
    Forse fa fatica ad accettare l’immagine che ha di sé o quella che le rimandano. Forse dà eccessivo spazio ad un ideale di bellezza standard.
    Ma lei ‘standard’ non è. Come ogni creatura è unica ed irripetibile, come unici sono gli eventuali traumi e i sentieri percorsi per rimarginare le ferite.
    Riponga nel cassetto assieme a vecchie foto sbiadite ‘la persona che è stata’ e provi a viversi per chi è adesso: una creatura bisognosa d’affetto.
    Le persone che la amano dal profondo e nel profondo (ad esempio il figlio) certamente fanno perno su chi lei è, non so ciò che ha.Amano lei, non i suoi fianchi .
    Si guardi pure allo specchio, perché è segno di rispetto presentarsi decorosamente al mondo, ma soprattutto si guardi dentro.
    Ogni sofferenza cela un bisogno che lei sola può rinvenire nel suo profondo. E’ relativamente facile dirsi ‘sto male per colpa del seno che non ho’ (ciò che si vede), ben più difficile è dirsi ‘sto male perché non provo., non sento. mi manca un riferimento stabile sul piano affettivo.. o altro (cosa che non si vede, ma si sente: eccome !).
    Si chieda allora cosa le manca, ma non nel corpo: come oggetto interiore.
    Lo faccia con dolcezza come curerebbe un fiore che è stato sciupato.
    Sento in lei una forte voglia di vivere e viversi libera dai giudizi e dalla richieste direi inopportune (‘Che taglia hai ?’ Tristissimo ! perché non ‘Che emozioni provi davanti al tramonto del sole ?’ ‘Quale è stato l’evento più bello che hai vissuto in quest’ultima settima ?’)
    Si faccia queste domande rivolte alla sua essenza e se possibile si attorni di compagnie che riescono a vedere ben oltre e ben altro dal suo corpo.
    Il passato ? Lo ponga in una cassettina e con l’immaginazione lo porti in un lento fiume che scorre. lo saluti e con coraggio volti le spalle a ciò che è stato e non tornerà (. se non in un ricordo, ma trasformato).
    Decida di amare se stessa, non l’immagine che dà.. Vedrà gli scenari trasformati.
    L’amore non è una conseguenza dell’essere belli, simpatici, di successo, graditi .. E’ una necessità, un nutrimento di cui abbiamo strettamente bisogno.
    Gli sbalzi d’umore e la vergogna che riporta vogliono significare (anzi gridare): ‘amatemi come sono’.
    Non abbia a temere la sua eventuale nudità fisica, ma semmai le ristrette vedute di chi la guarda ‘solo’ per . Faccia vivere tutte le ricchezze che abitano in lei e scoprirà in sé quella forza che la porta ad amare senza se, senza ma, oppure solo qualora. Amare per sostenere gli sforzi e la fatica che facciamo (tutti) ad amarci.