DOMANDA
Gent.mo Dott., siamo due futuri genitori e ci permettiamo di inviarLe questa bree e-mail per chiederLe, in relazione all’oggetto, quale sarebbe il suggerimento piu’ opportuno che Lei si sentirebbe di esprimere ad una persona che e’ incinta di 2 gemelli ( gravidanza bioamniotica e bicoriale ) tramite ovodonazione. Abbiamo dubbi e paure per quanto riguarda l’ereditarieta genetica e le eventuali patologie congenite o ereditarie della donatrice.
Stiamo valutando l’opportunita di procedere alla conservazione autologa delle cellule staminali contenute nel sangue del cordone ombelicale ( attraverso banche private estere ).
Alcune di esse danno la possibilita’ di conservare anche il tessuto del cordone ombelicale e di effettuare uno screening neonatale ( 62 malattie genetiche ).
Lei cosa ne pensa? Allo stato attuale e’ utile conservarle per se’ o e’ solo un grande business?
Grazie.
Patrizia e Gian Luca
RISPOSTA
Sulla donazione del cordone ombelicale c’è una ampia letteratura che dimostra l’utilità della conservazione del cordone per “finalità altuistiche”, ovvero nel mettere il cordone in una banca pubblica, a disposizione dei potenziali utilizzatori. Alcune Società Scientifiche internazionali da anni raccomandano di non conservare il cordone ad “uso personale” (con la sola eccezione dei rarissimi casi di patologie già presenti nella famiglia per i quali le cellule cordonali potrebbero essere utilizzate per finalità terapeutiche), dato che la probabilità di utilizzarlo nel corso della vita per fini personali è inferiore a 1:20.000. A questo aggiungasi che almeno 2/3 dei campioni prelevati non consentono di acquisire un numero di cellule adeguato per potere poi essere utilizzato per una cura.
In questo modo credo di avere risposto ad una parte della sua domanda.
Circa i dubbi sulle patologie ereditarie, ovviamente nel caso di ovodonazione bisognerebbe essere sufficientemente certi che il Centro al quale si è rivolta abbia selezionato accuratamente (su base anamnestica e con test specifici) la donatrice. In questo caso, se sono state escluse le patologie più rilevanti, il rischio di avere un neonato affetto da una patologia geneticamente determinata è 3%, valore che corrisponde al rischio di specie condiviso da tutta la popolazione che si riproduce, e che non viene sostanzialmente modificato nè tantomeno azzerato dagli screening, oggi largamente proposti a livello commerciale, mirati su alcune dozzine di malattie genetiche, così come le è stato proposto.
Cordiali saluti
Bruno Dallapiccola