DOMANDA
Salve dott Rabboni, abbiamo scoperto che mio padre, 63 anni, ha il Parkinson dopo che un’anno fa abbia avuto un ematoma al cervello per la policitemia vera, malattia del sangue che stiamo curando con successo. A maggio 2011 ha iniziato a prendere SINEMET (principio attivo LEVODOPA/CARBIDOPA) 250 mg + 25 mg compresse, in quanto un esame al cervello ha riscontrato un evidente deficit di dopamina. Dopo 4 mesi di trattamento con questo farmaco antiparkinsoniano, cioè circa due settimane fa, lui ha cominciato ad avere disturbi mentali: si è buttato giù di morale dopo essersi arreso all’idea che non sarà mai guarito da parkinson; fa azioni incontrollabili; parla senza senso, è confuso; troppo nervoso, a volte aggressivo con l’uso della forza; se la prende con gli oggetti quando non riesce a fare o spiegare ciò che vuole es. non sa più usare il telecomando e ciò lo fa innervosire verso la mamma, stringendole la mano con forza le dice accendi la tv mentre è già accesa; insonnia, vuole urinare 30-40 volte/notte; si sfoga con la mamma alzando la voce e comportandosi male. Le mie domande sono: CHE NOME PUO’ AVERE QUESTA ULTERIORE PATOLOGIA: PSICOSI? GRAVE DEPRESSIONE?…SI TRATTA DI UNA CONSEGUENZA DEL PARKINSON? E’ CONSEGUENZA DEGLI EFFETTI COLLATERALI DI SINEMET CHE FORSE NON FUNZIONA PIU? SE DOVESSE PRENDERE PSICOFARMACI, PUO CONTINUARE A PRENDERE MEDICINE ANTIPARKINSON? DA QUALE BUON SPECIALISTA LO DOBBIAMO PORTARE: PSICHIATRA, NEUROLOGO, PSICOLOGO, O DA TUTTI E TRE?
Grazie mille!
RISPOSTA
Gentile signora, i disturbi di suo padre, che lei mi riferisce, possono, in via presuntiva, essere conseguenza di una imperfetta tolleranza della terapia anti-Parkinson; potrebbe tuttavia trattarsi anche dell’esordio di una sindrome di deterioramento mentale, non necessariamente correlata al Parkinson stesso.
Potrebbe essere utile eseguire, se non già disponibili, una RM dell’encefalo, un Doppler dei tronchi sovraaortici ed una completa valutazione neuropsicologica, che serve a chiarire l’entità e la qualità di eventuali aspetti di deterioramento.
In un caso come nell’altro, è poi possibile instaurare una terapia, che promette risultati certamente migliori (anche la completa risoluzione del problema) nell’ipotesi che si tratti di una ridotta tolleranza ai farmaci anti Parkinson.
Un saluto cordiale
Massimo Rabboni